Ennesima proroga in arrivo per il Piano Casa

Legambiente Puglia: “Fermare gli effettivi negativi della legge e il consumo di suolo” 

PUGLIA – Puntale arriva anche quest’anno la proroga del Piano Casa, legge del 2009 che sarebbe dovuta essere «straordinaria e temporanea» ma che di fatto, riconfermata anno dopo anno, è divenuta un elemento stabile dell’assetto legislativo della nostra regione. Sono due gli obiettivi che si poneva questa legge: sostenere l’attività edilizia e migliorare la qualità del patrimonio edilizio residenziale. Se il primo obiettivo è stato raggiunto, dando ossigeno a un comparto produttivo in crisi soprattutto delle medio piccole imprese, lo stesso non si può dire per il secondo punto. Questa legge è vero che ha prodotto qualche beneficio per quei cittadini che avevano l’esigenza di ampliare le loro abitazioni, ma non sempre questi ampliamenti hanno portato concreti miglioramenti sotto il profilo dell’efficienza energetica e di quella strutturale degli edifici.

La disposizione legislativa, infatti, afferma di voler puntare al miglioramento della qualità del patrimonio edilizio esistente. Nelle proroghe successive, però, si dà possibilità di applicazione anche ad edifici completati soltanto qualche mese prima (secondo l’ultimo disegno di legge ad agosto 2019). Possono dei fabbricati così giovani aver bisogno di interventi di miglioramento talmente incisivi e costosi da giustificare i bonus volumetrici concessi per pubblico interesse?

“L’applicazione di questa legge ha generato vari effetti negativi – afferma Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia -, poiché ha innescato l’avvio di piccoli e grandi processi speculativi che, messi tutti insieme, hanno contribuito a diminuire la qualità della vita delle nostre città.  Incrementare, come consente la legge, del 20%, del 35% o addirittura del 45% le residenze, senza contemporaneamente far crescere di ugual misura le attrezzature e i servizi, non può che generare un deficit nella dotazione di aree verdi, di scuole, di ambulatori e ospedali, di infrastrutture per la mobilità, il che significa che di fatto questi interventi provocano ulteriori incrementi del già congestionato traffico veicolare e determinano una diminuzione delle quote di strutture sanitarie, di attrezzature sportive, di spazi pubblici (parchi, piazze, etc) a disposizione di ciascuno di noi”.

Il Piano Casa, inoltre, contiene meccanismi derogatori che permettono sia di ampliare edifici non-residenziali, consentendo l’insediamento nelle zone industriali o nelle aree destinate ad attrezzature e servizi e sottraendo ulteriori spazi a scuole, ospedali e verde, sia di insediarsi in aree periferiche e non integrate con gli organismi urbani. Opzioni, queste, che, oltre a generare maggiore consumo di suolo, rischiano di generare diseconomie a causa degli elevati costi di gestione di una città che si sviluppa in modo disordinato.

Infine è necessario sottolineare un ulteriore potenziale danno del Piano Casa: la distruzione di elementi di pregio del nostro patrimonio paesaggistico-culturale:

“Questa legge – sottolinea Domenico Delle Foglie, componente del gruppo urbanistica-paesaggio di Legambiente Puglia –, consente la demolizione/ricostruzione con incremento volumetrico di manufatti architettonici al di fuori dei centri storici e non tutelati da vincoli, ha condannato a morte molte architetture antiche che invece meriterebbero di essere recuperate, restaurate e valorizzate. Questo è già successo in due episodi a Bari: la demolizione (interrotta in corso d’opera dalla Sovrintendenza) di un palazzetto ottocentesco in Via Calefati, nel quartiere Murattiano, e l’abbattimento dell’ultimo lembo superstite dell’ex Stabilimento Peroni del 1924, un pregevole fabbricato di evidente valore storico, architettonico e archeologico-industriale; due operazioni che non sarebbero state convenienti senza i bonus volumetrici previsti dal Piano Casa”.

Legambiente Puglia chiede di porre un freno alle inaccettabili distruzioni del nostro patrimonio culturale. Le soluzioni potrebbero essere semplici e immediatamente applicabili come nel caso della Sovrintendenza barese che è riuscita a mettere un freno alle demolizioni del tessuto storico. Quando una soluzione del genere potrà essere estesa a tutta la Puglia?

Redazione

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