La Nutella della discordia

Politica nazionale e internazionale

La dichiarazione di Matteo Salvini sul prodotto di punta dell’azienda italiana Ferrero si è rivelato un boomerang. Qualche giorno fa, il segretario del Carroccio aveva dichiarato che la Nutella va boicottata perché utilizza nocciole turche: “Preferisco mangiare italiano e aiutare gli agricoltori italiani, perchè ce ne è bisogno”.

Anche una semplice crema spalmabile è uno strumento utile alla diffusione del pensiero sovranista ma quello che probabilmente Salvini non sapeva è che, senza quelle nocciole turche così demonizzate, la Nutella non si potrebbe produrre.

Subito da Ferrero Halzelnut Company è arrivata la replica: “L’Italia rappresenta oggi il secondo player a livello mondiale con una quota di mercato del 12% della produzione globale di nocciola e segue a distanza la Turchia che rappresenta il 70% del mercato complessivo”.

Traduzione: le nocciole italiane non sono abbastanza. Infatti secondo i dati della FAO, nel 2017 in Italia sono state prodotte 131mila tonnellate di nocciole comprensive di guscio mentre in Turchia 600mila tonnellate. La divisione interna del gruppo ha anche fatto sapere che dall’anno scorso è iniziato un progetto volto ad incrementare la produzione italiana attraverso accordi di filiera con i singoli produttori. Queste iniziative sono però obiettivi di medio/lungo termine perché necessitano di tempo per essere implementati.

Dopo le numerose repliche e commenti da parte non solo di esponenti della politica italiana ma soprattutto di economisti ed esperti del settore, Matteo Salvini ha corretto il tiro sempre sui social con un nuovo post in cui fa pace, almeno simbolicamente, con la Nutella.

Una vicenda certamente simbolica ma che dice tanto sulla sua retorica comunicativa: basta una frase, un tweet, un post su Facebook per accendere i riflettori sulla sua persona e parlarne per giorni. Anche questo contributo, di fatto, costituisce un ulteriore incentivo che alimenta questo meccanismo che rende Matteo Salvini il personaggio, prima che politico, che è oggi. Ciò di cui bisogna rendersi conto è che la politica è fatta di immagini, di parole ma soprattutto di come vengono veicolate sia all’interno dei palazzi istituzionali che nei confronti dell’elettorato. Poiché la politica è rappresentanza, oggi la piazza conta sempre di più.

Di Sara Carullo