L’astinenza emotiva  per la fine di una relazione d’Amore

Cultura & Società

“Quando mi libero di quello che sono, divento quello che potrei essere. Quando mi libero di quello che ho, ricevo quello di cui ho bisogno.”

-Lao Tzu-

La crisi d’astinenza emotiva sorge dopo la fine di una relazione d’amore nella quale sono stati investiti a piene mani i sentimenti ricevendone emozioni straordinarie, uniche e meravigliose. E’ un dramma che coinvolge ogni giorno una quantità incredibile di persone sino a fare diventare quasi un fatto sociale quello che dovrebbe invece essere un problema di carattere personale ed intimistico.

La verità è che staccarsi da un vincolo affettivo fortemente sentito e vissuto non è facile, anzi la sofferenza provata di solito è devastante per il nostro cervello. Tale processo è molto simile alle crisi d’astinenza di cui soffrono i drogati, una sorta di caos neurochimico del quale non è facile disfarsi. Chi più e chi meno ha vissuto sulla propria pelle questa esperienza. Lo sanno gli adolescenti, quando vivono la fine del primo amore, il dolore della distanza o la delusione di un rifiuto. Lo sanno gli adulti, perché non servono a nulla le esperienze quando succede all’improvviso, quando l’amore scade, quando si affaccia l’infedeltà o quando, semplicemente, ci accorgiamo che è necessario interrompere una relazione senza futuro o troppo dolorosa. Lasciare andare, quando si ama ancora, fa male.

Non siamo preparati ad abituarci all’assenza, ad accettare la fine definitiva e l’obbligo di ricostruire la nostra vita senza il nostro partner. Tuttavia, dobbiamo farlo, dobbiamo essere forti e resilienti, riuscirci ci conferisce forza interiore e adeguate risorse psicologiche. Il vero problema, però, si presenta quando, lungi dal voltare pagina, si cade in un circolo ossessivo, un circolo vizioso di nuove occasioni, provando il bisogno di contattare l’ex, di elemosinare attenzioni, di reclamare un amore già scaduto e impossibile. Parliamo di una situazione segnata dalla dipendenza affettiva, una crisi d’astinenza emotiva che fa sprofondare la persona in uno stato di totale vulnerabilità e di sofferenza estrema.

Roberto ha 30 anni e sette mesi fa si è lasciato con la sua ragazza. Ha conosciuto Lucia a scuola, quando aveva 16 anni. Hanno frequentato la stessa facoltà e poi hanno avviato insieme una piccola attività. Gli ultimi anni non sono stati facili; i debiti, un’azienda che non ha mai avuto successo e lo sconforto di Lucia per un progetto che non avanzava hanno pregiudicato il loro rapporto. Nonostante Roberto abbia insisto per continuare a stare insieme, Lucia l’ha lasciato dopo una conversazione nella quale gli spiegava con chiarezza e sincerità che non c’era più nulla da fare. La loro relazione finiva lì.

Tuttavia, e nonostante le spiegazioni ricevute, Roberto continua a contattarla. Controlla ogni giorno i suoi profili e stati, idea modi per incontrarla. Roberto non è solo ossessionato per la relazione che non ha più, è incapace di lavorare o realizzare qualsiasi altra attività. La sua crisi d’astinenza emotiva è così intensa che lo ha reso l’ombra di se stesso, un dipendente affettivo. Bisogna mettere in conto che, di solito, quando mettiamo fine a una relazione affettiva, possiamo soffrire tutti di crisi d’astinenza emotiva. Tuttavia, è solo una fase del lutto che deve motivarci ad attuare strategie intelligenti e utili per andare avanti. Alcune risorse ci permettono di appianare il cammino per superare con maturità la fine della relazione d’amore. Tra le caratteristiche di questa naturale condizione psicologica vi sono:

-Ristagno e sofferenza persistente, comune in persone con una scarsa autostima e caratterizzate da una forte dipendenza emotiva nei confronti del partner.

-Mancato convincimento della fine della relazione. La persona presenta una chiara negazione.

-Comportamento ansioso e ossessivo. Il soggetto è incapace di compiere il “contatto zero”, troverà sempre una scusa per cercare, contattare, chiamare, etc.

-Il dipendente emotivo è incapace di tollerare il dolore. Scarseggia di strumenti per gestirlo, si sente paralizzato e reagisce alla sofferenza cercando ulteriori occasioni di ricongiungimento.

-Complessa sintomatologia, intensa e devastante che nuoce chiaramente alla salute della persona: insonnia, inappetenza, problemi di concentrazione, disinteresse per la vita, sconforto, etc.

Roberto, il ragazzo del nostro esempio, presenta tutti i tratti psicologici e comportamentali della crisi d’astinenza emotiva. Nel suo caso, ha bisogno prima di tutto dell’aiuto di un professionista e di un’adeguata terapia psicologica. Nessuno merita di vivere in un tale stato di vulnerabilità, nessuno deve smettere di amarsi al punto da restare sospeso in una illogicità esistenziale e in uno stato di sofferenza così distruttiva. Se siamo giunti a questo estremo o se stiamo affrontando la fine di una relazione, sarebbe bene riflettere sulle seguenti strategie. Strumenti chiave da tenere a mente. Soffrire di crisi d’astinenza emotiva, in parametri normali di intensità e durata, è normale. Tuttavia, è necessario intenderla come una fase transitoria, uno stato che deve lasciare spazio a un altro più equilibrato, bilanciato e forte. Accettare e farsi condizionare dalle emozioni negative come la tristezza, la desolazione, lo sconforto non favorisce l’accettazione e il superamento. Il “contatto zero” è fondamentale in questi casi.

È essenziale non avere il nostro ex nei vari social network o tra i nostri contatti. È il primo passo per uscire dalla sua vita evitando di cadere in dinamiche perverse. Fare dei cambiamenti è gratificante, conoscere nuove persone o iniziare nuovi hobby ci sarà di grande aiuto per “liberare la mente” e spezzare il ciclo dell’ossessione. Durante questo processo non dovremmo mettere da parte aspetti preziosi come la nostra autostima, la nostra dignità, i nostri valori o propositi vitali. La fine di una relazione non deve essere vista come la fine del mondo bensì come una tappa vitale che ci obbliga ad iniziare un nuovo percorso che ci donerà senz’altro cose belle e una versione di noi stessi più forte, persino più bella. E per dirla con-Rabindranath Tagore

“L’amore non reclama la possessione, ma la libertà.”

Giacomo Marcario

Comitato di Redazione de “CorrierePL”