La battaglia dei sindaci del Sud per un federalismo equo

Politica nazionale e internazionale

Ieri mattina una delegazione in rappresentanza di 51 sindaci e amministratori del Sud ha incontrato il ministro degli affari regionali Francesco Boccia a Roma per esprimere la “preoccupazione” dei Comuni meridionali in merito alle ipotesi circolanti in materia di autonomia differenziata.

All’incontro, che è durato un’ora, hanno partecipato per Italia in Comune il sindaco di Acquaviva delle Fonti Davide Carlucci e la consigliera comunale di Altamura Anna Lillo, entrambi comuni del barese, mentre per il movimento 24 Aprile per l’Equità territoriale erano presenti il sindaco di Tarsia (Cosenza), Roberto Ameruso, il vicesindaco di Parete (Caserta) Emiliano Pagano e Aldo Pirillo, consigliere del Comune di Mangone (Cosenza).
 “Il ministro – riferisce la delegazione – ha assicurato che al centro della legge quadro c’è l’attuazione dei Lep (i livelli essenziali delle prestazioni ndr) anche se, da subito, verranno affidate alle Regioni le competenze che presuppongono l’individuazione dei Lep (ad esempio l’agricoltura, i rifiuti, la promozione del territorio, eccetera).
Boccia – continuano gli amministratori – ha anche annunciato che nel consiglio dei ministri di oggi saranno inseriti 3,4 miliardi di euro distribuiti in dieci anni per l’attuazione dell’articolo 119″.
Alle 16 è prevista una conferenza stampa con i rappresentanti della delegazione, lo scrittore Pino Aprile, presidente del movimento 24 Agosto, e il senatore Saverio De Bonis del gruppo misto.
Ecco il commento del Sindaco Carlucci:
C’è una battaglia che in pochi, distratti da altre fatuità, conoscono. Ma è decisiva per il nostro futuro. È la battaglia per riconoscere al Mezzogiorno quel che per anni è stato negato: un trattamento uguale rispetto al resto d’Italia.
Vi diranno che non è così, che la colpa è nostra perché siamo “lazzaroni” e che dovremmo “aiutarci da soli”.
Sono anni, in realtà, che ci “aiutiamo da soli”, ci attacchiamo i manifesti da soli, spostiamo le transenne da soli, puliamo i bagni o manuteniamo gli spazi verdi volontariamente perché non ci sono soldi per assumere i dipendenti che lo facciano.
Grazie al federalismo fiscale all’italiana, abbiamo meno trasferimenti dallo Stato, meno personale da assumere, meno possibilità di attrarre investimenti.
Per questo ieri ci siamo fatti mille chilometri in un giorno e, con Pino Aprile, Sergio Fasano, Monica Lippolis e Loredana Fasano (nella foto in metrò), con Roberto Ameruso, sindaco di Tarsia, con Emiliano Pagano, vicesindaco di Parete, con Anna Lillo, consigliera comunale di Altamura, con Aldo Pirillo, consigliere di Mangone, con l’attore e regista Roberto D’Alessandro e con il senatore Saverio De Bonis, siamo andati a rompere le scatole al ministro Francesco Boccia e a lanciare le nostre proposte al Senato.
Boccia è una persona che stimo ma può essere fagocitato dagli interessi di alcuni gruppi di pressione delle Regioni del Nord che vogliono mantenere la ricchezza in quell’area ancor più di quanto non sia già accaduto. Per questo non va lasciato solo. Per questo deve esserci un movimento d’opinione quanto più possibile vasto nelle nostre terre che lo sostenga rivendicando quanto ci spetta.

Quanto ci spetta? Acquaviva delle Fonti, in un ricorso presentato al presidente della Repubblica e calendarizzato al Tar Lazio ad aprile, quantifica in 1,2 milioni di euro, solo per il 2018, il gettito non corrisposto dovuto alla mancata attuazione del federalismo fiscale. Ad Altamura hanno dato 5 milioni in meno, a Bitonto 3. Moltiplichiamo queste cifre per tutti i  Comuni del Sud e il risultato sarà che al Meridione sono stati sottratti circa 2 miliardi di euro all’anno. Rivendichiamoli. Ribaltiamo i termini della contrattazione con lo Stato centrale: non siamo noi che dobbiamo cedere qualcosa alle regioni più ricche, è il contrario. Siamo noi che non abbiamo i fondi per gestire gli asili e i servizi sociali, per rendere attrattive le nostre zone industriali, per aggiustare le strade, per aprire i teatri e riempire di contenuti i nostri contenitori culturali…

Io faccio parte di Italia in Comune ma ho deciso di lanciare questa battaglia insieme al Movimento 24 Agosto per l’equità territoriale perché deve essere una battaglia di tutte le forze politiche del Sud. E solo dopo aver tracciato un bilancio degli effetti complessivi del federalismo fiscale – che probabilmente ha aumentato il divario Nord Sud ma deve essere una commissione parlamentare a stabilirlo – dobbiamo stabilire quali sono i livelli essenziali delle prestazioni, ovvero qual è il numero minimo di posti pubblici in asilo, qual è il livello minimo di decenza che una rete ferroviaria deve avere, quali sono insomma i diritti essenziali da garantire per legge ai cittadini in qualsiasi paese d’Italia essi si trovino.

E se la tesi di quelli che vogliono la “secessione dei ricchi” è che noi, qui nel Sud, non siamo capaci di amministrare le risorse pubbliche (anche se decine di inchieste giudiziarie dicono che la corruzione prospera proprio al Nord), allora lanciamo la sfida: anziché progettare l’Autonomia differenziata delle Regioni, calibriamola sui Comuni. Ovvero: premiamo i Municipi più virtuosi, quelli che si danno obiettivi seri di risparmio energetico e di tutela dell’ambiente, e diamo loro un tesoretto fiscale da distribuire ai cittadini. Così, magari, i cittadini dei paesini campani e calabresi che figurano già nella top ten dei Comuni ricicloni di Legambiente insieme a quelli trentini e veneti, potranno finalmente vedere premiati i loro sforzi. Perché sono stati capaci, perché si sono impegnati, perché hanno investito nel cambiamento del loro stile di vita. E non soltanto perché hanno avuto la fortuna di non nascere nella parte più povera della Nazione.