I cani non si legano solo all’uomo. Uno studio

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Secondo uno psicologo dell’Arizona State University specializzato nel comportamento canino, gli amici a 4 zampe si affezionano a quasi tutto ciò che incrocia il loro cammino per tutta la vita

Lo studio è diventato un libro dal titolo “Dog Is Love: Why and How Your Love Loves You”. La conclusione del professor Wynne è che i cani hanno “un’anormale volontà di formare forti legami emotivi con quasi tutto ciò che incrocia il loro cammino e lo mantengono per tutta la vita”.

Il tema è stato affrontato anche da Gregory Berns, un neuroeconomista della Emory University che, ispirato dalla curiosità di capire a cosa stesse pensando il suo cane Callie, ha usato macchine per la risonanza magnetica per vedere cosa stava succedendo nel suo cervello. Ha così scoperto che la parte del cervello dei cani che si illumina quando sentono le voci dei loro proprietari è la stessa parte del cervello umano che si illumina quando amiamo qualcuno o qualcosa. Tutti i risultati sono disponibili nel suo libro “How Dogs Love Us“.

Fino ad oggi il testo di riferimento sull’argomento era “The Genius of Dogs”, scritto da Brian Hare, un antropologo evoluzionista e ricercatore del comportamento dei cani alla Duke University, fondatore anche del Duke Canine Cognition Center, che attribuiva la capacità di affezione dei cani ad un riflesso della loro intelligenza. La teoria portata avanti da Wynne invece sovverte quella di Hare: secondo lui un cane ha una capacità istintiva, naturale, che non c’è bisogno di “esercitare” o addirittura “imporre”, non solo nei confronti degli uomini, ma anche nei confronti di tutti gli esseri viventi; “Alleva un cane con le pecore  – dice lo stesso Wynne al New York Times – e adorerà le pecore. Alleva un cane con le capre e adorerà le capre. Alleva un cane con le persone … Sai il resto”.

Tutto potrebbe essere partito circa 15 mila anni fa, quando i primi lupi si sono legati agli esseri umani, un’amicizia che ha portato gli animali a diventare preziosi aiuti per controllare gli allevamenti, in cambio semplicemente di un po’ di affetto e della possibilità di dormire accanto al proprio padrone, ma ciò che avvenne davvero è ancora difficile da ricostruire con precisione, anche perché il percorso evolutivo di cani e lupi è profondamente diverso. “Per ogni lupo sopravvissuto su questo pianeta, ci sono almeno 3.000 cani” ha dichiarato lo stesso professor Wynne il mese scorso durante un discorso alla conferenza internazionale sulla scienza canina di Phoenix.

Un legame, quello tra cane e uomo, che Wynne ha addirittura “misurato”, basterebbero infatti 90 minuti al giorno per una settimana con un cucciolo con meno di 14 settimane di vita, per stimolare in lui una dipendenza che troviamo iscritta non nella sua capacità intellettiva ma nel DNA. Una biologa molecolare dell’Università di Princeton, Bridgett von Holdt, in una sua ricerca ha riscontrato che alcuni geni presenti nei cani nell’uomo sono associati alla sindrome di Williams-Beuren, una rara malattia genetica cui uno dei molti sintomi è la cordialità indiscriminata. Gli umani, hanno suggerito (perché la ricerca è al momento al vaglio della comunità scientifica), potrebbero aver addestrato cani per millenni e i geni Williams-Beuren potrebbero essere uno dei risultati.