L’eutanasia e le errate convinzioni di Papa Francesco

Cultura & Società

Nell’udienza ai giuristi del Centro studi Livatino, papa Francesco ha ricordato che «in una conferenza, riferendosi alla questione dell’eutanasia, e riprendendo le preoccupazioni che un parlamentare laico del tempo aveva per l’introduzione di un presunto diritto all’eutanasia», il magistrato del quale si è conclusa la fase diocesana del processo di beatificazione «faceva questa osservazione: “Se l’opposizione del credente a questa legge si fonda sulla convinzione che la vita umana […] è dono divino che all’uomo non è lecito soffocare o interrompere, altrettanto motivata è l’opposizione del non credente che si fonda sulla convinzione che la vita sia tutelata dal diritto naturale, che nessun diritto positivo può violare o contraddire, dal momento che essa appartiene alla sfera dei beni “indisponibili”, che né i singoli né la collettività possono aggredire”».
Il fatto è che il primo a sbagliare è proprio il credente, giacché non si comprende perché Dio non dovrebbe permettere all’uomo di disfarsi di un suo “dono”, qualora questo sia o diventi un tormento insopportabile. Dio non è, secondo il vangelo, un Padre amorevole? Non è il Dio dell’amore, della misericordia? Ma non si comprende neppure perché la vita terrena debba chiamarsi “dono”, qualora sia o diventi un tormento insopportabile. Che genere di dono è? E’ una grazia o una disgrazia?
Sbaglia anche il non credente ritenendo che il diritto naturale possa privare un individuo, sempre e in ogni caso, della libertà di disporre della propria vita.
Non riesco a capacitarmi di come persone buone e intelligenti e non prive di cultura, a causa di errate convinzioni, possano restare indifferenti davanti alla sofferenza atroce di persone malate per le quali unica speranza di pace è la morte. Basti ricordare Fabiano Antoniani e Piero Welby.