Latiano, minori denudati in struttura protetta

Cronaca

Giuseppina una madre in pena per suo figlio che le è stato sottratto dai servizi sociali di Brindisi. Oggi il bimbo è detenuto in una struttura protetta circondato da dubbie figure che, a parere della signora, fanno delle richieste oscene ai bambini ospiti della casa famiglia

Written by:  Monica Montanaro

Giuseppina una madre sofferente in pena da anni per le sorti di suo figlio Luca di soli 9 anni, che è anche affetto da una grave malattia rara. La signora rimasta sola con due figli da accudire dopo la morte del marito deceduto a causa di una malattia, ha dovuto provvedere al loro sostentamento senza alcun aiuto esterno, salvo quello dei suoi genitori.      Purtroppo, come è consuetudine oggi giorno, a causa di un sistema di servizi sociali e di un personale interno molto spesso inidoneo a ricoprire un ruolo così delicato, quello di assistente sociale, si assumono decisioni avventate e si intraprendono azioni coercitive, per giunta legittimate legalmente, al solo scopo di deprivare i genitori della propria prole e sventrare un nucleo familiare compatto.  Con troppo superficialità  vengono sottratti i figli  a genitori che hanno soltanto problematiche transitorie, legate a disagi economici, o adducendo loro delle motivazioni futili o soltanto per ignavia o per un impressione errata e pregiudizievole fatta dall’operatore di turno si strappano letteralmente i figli, allontanandoli dalle loro famiglie originarie.

Giuseppina è cosi rimasta sola negli anni privata delle persone che lei ama di più al mondo: i suoi due figli, Emanuele e Luca. Oggi il minore dei due figli è detenuto presso una struttura protetta sita a Latiano, un paese in provincia di Brindisi. Ma, nonostante la piena disponibilità della signora a voler incontrare suo figlio, sovente le viene negato il suo diritto di madre di stare accanto a lui. Alla signora viene rifiutato di fare ad oggi ingresso nella casa famiglia denominata “La Tegola blu” senza alcuna giustificazione plausibile ma soltanto, a parere di Giuseppina, per acredine nei suoi confronti poiché ella ha rilevato in passato una certa incompetenza nell’accudimento dei bambini da parte degli operatori della stessa struttura. Da allora la signora è stata allontanata ed emarginata dalla casa comune con fare imperativo.

Oggi Giuseppina Ardito, una madre in pena che desidera riabbracciare al più presto suo figlio, sta conducendo una battaglia legale per cercare di riottenere l’affidamento di suo figlio. Ma la battaglia è ardua. La signora lotta in solitudine e senza mezzi economici contro un sistema distorto e contro delle istituzioni insensibili al grido di molti genitori che come Giuseppina chiedono semplicemente giustizia. Negli ultimi giorni la signora Ardito, grazie all’intervento del suo legale, ha appreso una notizia agghiacciante che l’ha resa ancora più preoccupata per l’incolumità dei suo bambino.

Il suo avvocato le ha riferito che negli atti legali da lui vagliati ha riscontrato una frase destante sospetti. Nell’atto processuale si menziona il responsabile della struttura “La Tegola blu”, il signor Cristian Baldassarra, il quale nella sua relazione periodica lamenta che i bambini sotto la loro responsabilità e custodia “non vogliono essere visti nudi e si coprono le parti intime riluttanti”. Il responsabile Baldassarra imputa questo comportamento tenuto dai bimbi a “un trauma da essi vissuto nelle famiglie d’origine”.

Mentre la signora Giuseppina, che sa bene che suo figlio non ha vissuto alcun trauma di tale genere nel suo ambiente familiare, intravede in questa frase pronunciata dal signor Baldassarra un qualcosa di losco e di osceno. La signora sospetta che all’interno della casa famiglia di Latiano avvengano episodi legati alla pedofilia o comunque abusi perpetrati sui minori.

La richiesta di Giuseppina Ardito in veste di madre è quella di denunciare tale episodio scabroso, usufruendo del supporto e della visibilità  che i mezzi mediatica danno, e di dare risalto alla sua storia di madre abbandonata dalle istituzioni italiane e da un sistema corrotto che sovente preclude ai genitori, che vivono delle esistenze difficili, la possibilità e il diritto di riappropriarsi e di rivendicare il loro ruolo genitoriale e poter riprendere a dare amore e affetto ai propri bambini.