Ridefinire il progresso, non considerandolo più un mito

Cultura & Società

Ridefinire il progresso, non considerandolo più un mito. E per farlo, si traccia uno stretto confronto tra la più nota enciclica del Papa e la filosofa mistica e scrittrice francese Simone Weil. È stato questo uno dei tanti temi di riflessione che, venerdì scorso, sono stati avanzati nel corso del seminario organizzato dal Centro di cultura dell’Università Cattolica del Sacro Cuore «G. Lazzati», presieduto da Domenico Maria Amalfitano, e dalla Camera di Commercio, presieduta da Luigi Sportelli. Il punto su cui ruotava l’iniziativa era “Una lettura della Laudato Si’ con gli occhi di Simone Weil”. I lavori sono stati coordinati dal professor Mario Castellana e c’è stato l’intervento del professor Paolo Farina (già docente di Lettere e Antropologia teologica, oggi dirigente scolastico e giornalista pubblicista).

Farina, nel suo intervento, ha sottolineato come l’enciclica scritta da Papa Francesco, eminentemente laica e politica, «è così weiliana che ci sorprende a chiedersi come mai Simone Weil non sia mai esplicitamente citata. Il principale punto in comune – ha evidenziato Farina – è la passione per l’uomo di Simone Weil e la passione per l’uomo, per ogni uomo, di Francesco. Che, per entrambi – ha aggiunto il docente – è immediatamente declinata come responsabilità verso l’uomo e per il mondo».

Nella sua rilettura della Laudato Si’, il professor Farina ha sottolineato come Papa Francesco condanni, a più riprese, il mito del progresso: «Affinché sorgano nuovi modelli di progresso abbiamo bisogno di cambiarlo. Uno sviluppo tecnologico ed economico che non lascia un mondo migliore e una qualità di vita integralmente superiore, non può considerarsi progresso. D’altra parte, molte volte la qualità reale della vita delle persone diminuisce con lo sviluppo globale», così come in uno dei passaggi più significativi si sostiene nell’enciclica del Papa. E questo principio, anche questo, lo si ritrova nel pensiero e nelle opere di Weil.

Del resto, la spiritualità cristiana propone una crescita nella sobrietà e una capacità di godere con poco. È un ritorno alla semplicità, avverte Farina,, che permette di <fermarci a gustare le piccole cose, di ringraziare delle possibilità che offre la vita senza attaccarci a ciò che abbiamo né rattristarci per ciò che non possediamo. Sono affermazioni che, non è difficile immaginare, Simone Weil avrebbe sottoscritto, sia – osserva ancora il docente – per il riconoscimento delle altre tradizioni religiose che per la sottolineatura, in positivo, del senso del limite da riconoscere e attraversare>.

E a proposito del tema del lavoro così drammaticamente attuale nella realtà di Taranto, per Simone Weil, «la disoccupazione è sradicamento alla seconda potenza. I disoccupati non si sentono né in casa propria né in fabbrica, né nelle loro abitazioni, né nei partiti e sindacati che sarebbero, per così dire, fatti per loro, né nei luoghi di divertimento…>. E anche qui il legame con l’enclica di Francesco è intenso. E meriterebbe ulteriori riflessioni.