L’estrema destra che non fa più paura

Diritti & Lavoro

L’estremismo di destra sembra non essere più così tabù. Lo testimoniano i sempre maggiori episodi legati al revival di un’antica nostalgia che sembrava seppellita. L’ultimo episodio a Colle Val d’Elsa, in provincia di Siena,  in cui sono stati indagati 12 individui per detenzione abusiva di armi correlate alla costituzione di un’associazione con finalità eversiva. Nel mirino c’era anche la moschea della città. Ancora una volta i social venivano utilizzati come manifesto delle proprie idee, discutibili e non, senza che sia svolto un adeguato controllo da parte della piattaforma.

In Polonia un’enorme corteo ha sfilato ieri per le strade di Varsavia al suon di slogan che incitavano all’odio e alla violenza contro ebrei, omosessuali, bruciate bandiere dell’Unione Europea. Presente tra le fila dei manifestanti anche Forza Nuova. I numeri della manifestazione, 150mila per gli organizzatori ma un terzo per la polizia, fanno impallidire.

L’aumento di questi episodi pone un importante interrogativo: novità o continuità? La presenza di tali nostalgie non sembra essere mai morta, nonostante il passato, tuttavia è evidente che i numeri sono in crescita, probabilmente incentivati da un clima sempre più scuro, sia a livello politico che culturale, che viene legittimato e ormai rappresentato anche nelle istituzioni. Lo testimoniano le ultime elezioni politiche in Spagna in cui, partito di ultradestra Vox è diventato il terzo partito spagnolo con 52 seggi.

La domanda importante da farsi è: cosa si sta facendo per arginare il problema? Ciò che si sta facendo basta? La questione è che l’opinione pubblica, la classe dirigente, i media sono ormai abituati a prendere i fatti come singoli e slegati da un contesto più ampio. Si perde spesso la visione d’insieme che una concatenazione di eventi, certamente non è iniziata da qualche giorno, deve avere.

Di Sara Carullo