Il Bari vince il match di Bisceglie senza troppa fatica

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Fu così che Vivarini cambiò modulo e formazione. Visti gli scarsi risultati tecnico-tattici conseguiti fino adesso soprattutto in trasferta, l’allenatore, rinunciando a Costa, al cospetto di uno stadio – il Ventura – mai stato, forse, così pieno, e davanti allo Zar Igor Protti presente in tribuna tra i numerosissimi tifosi biancorossi, ha mandato in campo un inedito 4-3-1-2 sintetizzato con Frattali in porta, Berra, Sabbione, Di Cesare e Perrotta in difesa, Hamlili Bianco e Schiavone centrocampo, Terrani dietro le punte Antenucci e Simeri.

L’errore gravissimo era quello di sottovalutare il match considerate le posizioni in classifica delle due squadre ma soprattutto tenuto conto del momento difficile della squadra della BAT, ma il Bari ha giocato con umiltà ma anche sfoderando la maggiore forza qualitativa.

Prima fase di studio senza alcun acuto da segnalare. Succede poco, di emozioni manco a parlarne, grande gioco a centrocampo ma poco finalizzato, solo una moderata supremazia biancorossa che si traduce in un calcio di rigore al 20’ per atterramento di Terrani in area, ed Antenucci, il maestro del penalty, realizza il gol del vantaggio.

Buona la manovra del Bari che si mostra decisamente più pericoloso del Bisceglie e che prova a fare il secondo gol con Simeri con un tiro defilato che termina di poco alto.

E la netta supremazia, forse causata dal cambio di modulo ma anche dall’inconsistenza neroazzurra locale, genera il raddoppio: al 40’ con una verticalizzazione geometrica di Hamlii libera Antenucci che con un diagonale sigla il secondo gol oggi, il nono in totale.

Pochesci, quindi, fa entrare Ebagua al posto di Zigrossi (infortunato) per cercare di dar manforte in attacco.

Il secondo tempo inizia sempre col Bari che fa la partita procurandosi qualche opportunità fino al 12’ quando un corner sviluppa il terzo gol di Di Cesare che svetta più alto di tutti. Il difensore, così festeggia la sua centesima gara col Bari.

La squadra di Vivarini controlla la gara fino alla fine dimostrando la sua indubbia superiorità, sempre prima sul pallone, recuperandone molti, e soprattutto inducendo gli avversari all’errore, detta legge a centrocampo, mentre da segnalare il primo tiro in porta del Bisceglie è di Turi al 23’ dalla distanza terminato abbondantemente fuori, incredibile ma è così.

La gara, con diversi cambi, è tutta qui.

Non esistono vittorie diverse l’una dall’altra. Tutte hanno un peso specifico uguale. Magari le dinamiche cambiano, ma il valore è sempre lo stesso. Esistono vittorie sporche generate dal cinismo e dalla concretezza che per giunta hanno un sapore più dolce perché confermano l’adattamento al torneo dove quando si scende in campo ci si deve – o ci si dovrebbe – vestire di armatura, scudo e lancia e, magari, anche coltello metaforico, si intende, ma esistono anche vittorie nette, senza storia. Stavolta il Bari ha brillato nel gioco, ha mostrato solidità apparendo concentrato sulla vittoria, obiettivo della vigilia, grazie ad una condotta attendista mantenendo sempre le redini del gioco. Le differenze, stavolta, l’hanno fatta la qualità del Bari oltre ai gol, senza soffrire più di tanto. Il Bari non s’è speso d’animo, ha sempre dettato legge in campo. E’ un passo avanti rispetto alla gara contro la Vibonese tenuto conto che si giocava in trasferta (oggi). Restano i punti conquistati, per fortuna. Con una classifica che “tiene” a galla ancora la squadra in prospettiva promozione ma resta la sensazione di una squadra che deva ancora completare il processo di crescita e di maturazione anche perché occorre vedere la squadra in test più probanti. Occorre ancora crescere sperando che quelle davanti mollino, un po’, la presa. Bisogna aumentare il livello di aggressività un po’ dappertutto nel campo, ed il Bari ha le risorse umane capaci per far ciò, anche se, a naso, nonostante oggi non li abbia dimostrati, questa squadra ha dei limiti che, pian piano, si sono usciti alla distanza, limiti che, si spera, possano venir corretti a gennaio anche se nel mercato di riparazione, si sa, è difficile incrociare giocatori pronti da gettare in campo, di qualità, perché i giocatori bravi, le squadre, tendono a mantenerseli.

Massimo Longo