Gherardo Colombo a Bari per l’associazione MURO

L’ex magistrato di “Mani Pulite” ha incontrato gli studenti nell’ex palazzo delle poste

Diritti & Lavoro

Una tavola rotonda promossa venerdì 8 novembre, alle ore 9.30, dall’associazione Muro (Movimento Universitario Regionale Omega, n.d.r.) sul valore delle regole nella società attuale, tenutasi nel centro polifunzionale di Piazza Cesare Battisti, noto come ex palazzo delle Poste, ha permesso ad alcuni studenti, e non solo, di ascoltare Gherardo Colombo, famoso ex magistrato. salito agli onori delle cronache nel periodo di “Mani Pulite”, a cavallo dei primi anni ’90.

All’evento, patrocinato, tra gli altri dal Comune di Bari, dall’Associazione Sulle Regole e dal Rotary Club Bari Mediterraneo, i Proff. Raffaele Guido Rodio e Andrea Bonomi hanno dialogato con l’ex magistrato. Moderatore dell’incontro è stato Flavio Faccia, già esponente di Muro e referente dei rapporti con il mondo studentesco di Apulia ONLUS.

Tra i tanti temi toccati, alcuni anche abbastanza tecnici, ce ne sono diversi meritevoli di approfondimento.

Già partendo dal tema che dava il titolo al convegno, si è tracciato un primo terreno di confronto sulle regole. «C’è una mancata sintonia col sentire comune» esordisce l’ex magistrato.«L’esperienza mi ha fatto capire che la regola è un’indicazione, uno strumento che ci indica la strada da seguire per raggiungere un risultato: se, ad esempio, vogliamo fare una torta di mele, dobbiamo seguire la ricetta». Traslata nel quotidiano di ciascuno, l’ex magistrato ha spiegato che è la garanzia che consente al cittadino di potersi fidare nel vivere insieme. Proprio a questo proposito Colombo ha ricordato che esistono situazioni che non richiedono regole, perché rispettare spontaneamente la legge, è nel loro interesse. A partire da questa prospettiva occorre operare una profonda riflessione a proposito di una serie di tematiche. «Esistono leggi scritte e leggi non scritte. E cosa prevale quando c’è conflitto tra regole? Di solito prevale quella non scritta. Un esempio è l’inerzia del Parlamento che ancora non ha prodotto la legge sul “fine vita” perché esiste un ampio insieme di regole in conflitto tra loro. È facile che il Parlamento, nonostante i numerosi richiami della Consulta, non intervenga su temi sensibili come questi…». Colombo non lo dice ma è evidente la poca voglia del legislatore d’intervenire su materie su cui non c’è unanimità e la perdita del consenso è dietro l’angolo.

Un richiamo alla “società liquida” di Baumann di Flavio Faccia ha introdotto la seconda domanda che ha suscitato interesse soprattutto nei relatori che hanno sviluppato una lunga trattazione intrecciata di temi.

«Io ritengo che più che il passaggio dal collettivo all’individuo (come affermato dal giovane moderatore Faccia, n.d.r.) stiamo sperimentando il passaggio dal materiale all’immateriale».

Partendo dalla citazione di “1984” di Orwell, si è arrivati a tirare in ballo la centralità dei social, proprio a proposito della immaterialità citata poco prima dall’ex magistrato. «Oggi siamo pienamente inseriti in un contesto dove chiunque può essere estromesso dal suo conto corrente non per sua volontà. Molte delle nostre relazioni, delle nostre interazioni, stanno lì. Il primo “tribunale” oggi sono proprio i social. Quando qualcuno commette un’azione lesiva della reputazione altrui la prima repressione passa dallo strumento virtuale, dove si è banditi, bannati. Spostando di poco il mirino si può anche considerare una casa editrice che venisse estromessa dai circuiti di vendita garantiti da Amazon: andrebbe incontro a delle conseguenze economiche dilanianti». Colombo ha sottolineato, altresì, l’assoluta impreparazione del sistema giuridico di fronte a tali fenomeni. «In primo luogo, occorre individuare i precetti. In secondo bisogna virare verso un’organizzazione e una gestione del diritto in relazione alla vita sociale, economica, …».

In risposta a tali sollecitazioni è intervenuto il professore Rodio, ordinario di Diritto Costituzionale presso l’università degli studi di Bari, “Aldo Moro”. A proposito di quanto suesposto ha citato uno studio del professor Rodolfo Sacco, uno dei massimi comparatisti in Italia, contenuto nel libro “Il Diritto Muto”. «Il professor Sacco delinea una situazione simile a quella prospettata dal dottor Colombo: due ordinamenti distinti, quasi paralleli, composti uno di regole scritte e l’altro di regole non scritte, dove il secondo prevale sul primo. Preesiste quindi il cosiddetto diritto muto, ossia quello che noi rispettiamo autonomamente, senza necessità di leggi. Questa linea di pensiero è molto influenzata dal recente apporto alla discussione delle neuroscienze che stanno influenzando, e continueranno a farlo, tutto il dibattito scientifico attorno al diritto. Urge ricordare che il diritto studia il “dover essere”, non l’essere: è un insieme di regole che non può mai cedere spazio ad altre realtà quali diritto muto o società immateriale».

Lo stesso professore ha ricordato che, pur avendo dei problemi, quali l’ipertrofia normativa, la scarsa capacità di scrittura delle norme, lasciando eccessivo spazio di discrezionalità agli interpreti, l’incertezza temporale (citando il caso del recente taglio dei parlamentari che entrerà in vigore in una data non precisata e ossia al rinnovo del Parlamento, n.d.r.) il diritto resta ancora l’unica strada efficace per la risoluzione di problemi e come garanzia di giustizia.

Gli esempi tirati in ballo sono stati due. «L’espressione “grave turbamento” adoperata nella recente legge sulla cd. legittima difesa apre notevolmente le maglie della interpretazione.» ha osservato il professor Bonomi. «Mi ricollego a questa espressione per ricordare l’articolo 4 bis dell’ordinamento giudiziario, il quale prevede il divieto di accesso a determinate situazioni di pena alleviata per i condannati per “Concorso esterno in associazione mafiosa”: il giudice può concedere tali permessi premio solo in cambio dell’effettivo pentimento del soggetto e della sua attiva collaborazione alle indagini. E chi stabilisce quando si abbia un’attiva collaborazione ai fini del positivo svolgimento delle stesse?».

Queste parole del dottor Colombo hanno offerto la possibilità di un intervento a corollario del professor Rodio. «Non potendo incidere sulla qualità della tecnica legislativa, si ottiene maggiore certezza solo incasellando l’interpretazione della legge, facendo sì che i giudici tornino più all’applicazione e meno alla creazione della legge». A proposito dell’esempio offerto da Gherardo Colombo, urge ricordare che il significato compiuto di “concorso esterno per associazione mafiosa” si è avuto solo dopo la richiesta di chiarimenti in merito da parte della Corte Europea, sia sul termine “concorso esterno” che su quello di “associazione mafiosa”.

A chiusura del suo intervento il professore ha citato la «teoria marxista» del diritto, capovolgendone il paradigma: «Stiamo assistendo al fenomeno per il quale alcuni organismi sovranazionali stanno eliminando il diritto per motivi esattamente opposti a quelli teorizzati da Marx. Da un diritto come sovrastruttura inteso a servizio della finalità di realizzare il processo di uguaglianza per poi cedere all’inutilità, stiamo passando ad un ribaltamento dei rapporti tra diritto ed economia. Il professor Bonomi ha prima illustrato il concetto di “bilanciamento tra interessi”: ebbene io ritengo che oggi i giuristi debbano riappropriarsi del ruolo di intervenire nella realtà per eliminare le discriminazioni».

Colombo, nella sua chiosa finale, prima degli interventi del pubblico, ha evidenziato la sua contrarietà ad un sistema che verta solo ed esclusivamente sulla prospettiva sanzionatoria, «mentre oggi quasi ogni nuova legge contiene già le sanzioni previste in caso di mancata osservanza dei suoi precetti. Non è attraverso l’imposizione che si garantisce il rispetto delle regole: pensare che esista un livello al quale adeguarsi perché esista giustizia, significa dimenticare che garantire la giustizia significa allontanarsi il più possibile dalla ingiustizia».

L’evento ha riscosso un’attenzione notevole da parte di tutto il numeroso pubblico che ha assistito a tulle le fasi del convegno, fino alla fine,  arrivata intorno alle ore 12.00, premiando la felice intuizione degli organizzatori di puntare su tali temi a partire da un ospite prestigioso e conosciuto come il magistrato Gherardo Colombo affiancato dall’eccellente conoscenza della materia da parte ei professori Rodio e Bonomi, e ha permesso a tutti i presenti di chiarirsi le idee sui tanti temi toccati dagli interventi dei relatori.

Vito Longo

che ringrazia Flavio Faccia per la collaborazione.