Lo scontro politico su Libia e migranti

Diritti & Lavoro

Roma chiede a Tripoli modifiche al memorandum. Il consigliere di Serraj all’Agi: “Sui nostri centri c’e’ un’idea errata”. Salvini attacca Lamorgese: “Ministro tappabuchi”

foto Migranti scampati al bombardamento del centro di detenzione in Libia

Il governo di Tripoli dunque non chiude alla richiesta italiana: Siamo “aperti a modifiche del memorandum d’intesa sui migranti stipulati tra Libia e Italia” dichiara all’Agi Hassan El Honi, il consigliere per la stampa del presidente del Governo di accordo nazionale, Fayez Al Serraj. “Non abbiamo ancora ricevuto le richieste di modifiche da Roma – spiega – e quando le avremo decideremo, ma come ogni intesa è possibile rivederla nel tempo”. Anche il portavoce del ministero degli Esteri di Tripoli, Mohammed al Qablawi chiarisce: “Quando riceveremo le proposte, le verificheremo in base agli interessi libici”.

Orfini insorge, Quartapelle lo frena

Oggi, tre mesi prima della scadenza e in assenza di diverse indicazioni, il Memorandum of understanding, si rinnova tacitamente per altri tre anni e solo le decisioni della commissione chiesta dal governo potranno apportare novità. Intanto il mondo politico si divide sul memorandum. Nel Pd si alza la voce critica di Matteo Orfini: “Gli accordi con la Libia sono stati rinnovati. È una pessima giornata e di questa barbarie il mio partito è corresponsabile”. Ma la capogruppo dem in commissione Esteri della Camera, Lia Quartapelle frena le critiche: “Stracciare il Memorandum, come qualcuno propone, vuole dire restare a guardare da lontano le atrocità commesse in Libia. Per fare un piano di evacuazione straordinaria e chiudere i campi serve il Memorandum. Strappandolo ci si lava la coscienza ma la situazione resta come è”.

E nel frattempo il Pd chiede “il ritiro o la modifica dei decreti sicurezza, così come stabilito nel programma di governo e come fatto rilevare nelle osservazioni del Presidente della Repubblica. Perché i decreti sicurezza e le politiche di Salvini hanno determinato solo un aumento del numero di irregolari, illegalità e creato un clima di odio insopportabile. I tweet, le urla, gli slogan non hanno risolto nulla. Anzi. Hanno prodotto più illegalità, insicurezza e paura”. “Vogliamo costruire una politica sull’immigrazione seria, che tenga insieme legalità e accoglienza. Umanità e politica estera” spiegano dai dem. Mentre la Lega lancia il suo allarme: “Il Pd chiede il ritiro o la modifica dei Decreti sicurezza: rivuole l’invasione, i centri al collasso e il business. Il M5s cosa ne dice?”.

Salvini contro Lamorgese: “Ministro tappabuchi”

Matteo Salvini attacca a testa bassa e se la prende innanzitutto con il suo successore al Viminale, il ministro Luciana Lamorgese: “C’è un ministro che non conosce nemmeno i dati del suo ministeri. Il ministro non me ne voglia, ma è stata scelta come tappabuchi perché sbarcano ovunque, ci sono nuovi arrivi”. Ma il leader leghista punge anche il presidente francese: “Più di trenta pakistani a bordo di un camion bloccati in Francia e rispediti subito in Italia: altro che Orban, è l’europeista Macron a confermarsi spietato. Il tutto mentre altre 200 persone sono state recuperate in acque internazionali da un’imbarcazione italiana. L’invasione è ricominciata: governo complice o incapace?”.

Il Memorandum d’intesa Italia-Libia venne firmato nel febbraio 2017 dall’allora presidente del Consiglio dei ministri Paolo Gentiloni e dal primo ministro del governo di riconciliazione nazionale libico al-Serraj. L’accordo, che ufficialmente disciplina “la cooperazione nel campo dello sviluppo”, “il contrasto all’immigrazione illegale, al traffico di esseri umani e al contrabbando” e “il rafforzamento della sicurezza delle frontiere tra lo Stato della Libia e la Repubblica Italiana”, fu raggiunto nell’ambito della crisi europea dei migranti e della guerra civile libica, quando a sbarcare sulle coste italiane erano decine di migliaia di uomini, donne e bambini.

Gli aiuti economici e il supporto addestrativo e di mezzi garantiti dall’Italia alla Guardia costiera di Tripoli, numeri alla mano, hanno aiutato a ridurre drasticamente gli arrivi ma la Libia non sembra essere riuscita a migliorare, come promesso, le condizioni di vita dei migranti ammassati nei Centri di accoglienza. Centri ai quali le Nazioni Unite e le organizzazioni umanitarie hanno sì accesso, ma solo in modo molto limitato, come largamente documentato da rapporti governativi e da reportage giornalistici: a far discutere è soprattutto il ruolo della Guardia costiera libica.