Avere un robot in casa

Cronaca

 
 
 
  • Il timore che i robot possano sconvolgere la nostra società è sempre più diffuso.
  • L’animatrone Jerry Manbot è stato premiato con il Blue Ribbon come Maker of Merit alla Maker Faire Rome.
  • Fabio Casciabanca ci spiega che la sfida per i robot sarà anche quella di entrare in relazione con gli esseri umani.

Jerry Manbot è un animatrone, un robot umanoide pensato per la teledidattica che trova diverse applicazioni anche come robot da compagnia; ad esempio, nella stimolazione continua di un dialogo con pazienti affetti da alzheimer, oppure consigliando stili di vita più salutari e ricordando con puntualità i farmaci da assumere.

Abbiamo fatto alcune domande a Fabio Casciabanca, “papà” di Jerry, premiato con il Blue Ribbon come Maker of Merit all’ultima edizione di Maker Faire Rome.

Fabio Casciabanca e Jerry Manbot a Maker Faire

Siamo preparati a vivere a stretto contatto con i robot?

Lo stiamo già facendo, i robot sono già presenti nelle nostre vite.

Tendiamo a non riconoscerli perché “non ci assomigliano” ma, ogni volta che facciamo un prelievo al bancomat o programmiamo la nostra lavatrice smart, stiamo dando istruzioni a una macchina, che le esegue con puntualità e precisione.

Senza contare, poi, i potentissimi computer che teniamo tra le mani ogni giorno, gli smartphone, ormai vere e proprie appendici del corpo umano.

Nelle nostre case utilizziamo gli assistenti vocali con disinvoltura ed è un primo passo verso un rapporto “one to one” con strumenti che diventeranno sempre più affidabili e utili.

Un aspetto importante è che le aziende come Google e Amazon avrebbero potuto facilmente inserire il software degli assistenti vocali e smart speaker nei dispositivi che già utilizziamo. Invece, hanno scelto di creare una “dimensione fisica” per le loro applicazioni entrando, letteralmente, nelle nostre case.

Perché? Siamo esseri sensibili, molto legati all’approccio materiale: riusciamo a utilizzare meglio qualcosa che possiamo toccare e guardare.

Jerry Manbot non è qualcosa di diverso ma parte da un approccio sociologico e antropologico, invece che tecnico: è un robot umanoide pensato per assomigliare a noi esseri umani.

Se è vero che la fisicità imponente di “robot classici” come il Terminator del film di James Cameron può intimorirci, Jerry non è per nulla muscoloso, è spettinato e indossa un paio di occhiali da vista.