Luisa Paolello, la sorella dell’ex boss: “Carcere senza funzione rieducativa equivale alla pena di morte”

Diritti & Lavoro

Written by:  Monica Montanaro

Dopo il parere cogente emesso della Corte Costituzionale in tema di “ergastolo ostativo“, afferente alla decisione suprema di cassare categoricamente e legittimamente il divieto assoluto, per coloro i quali abbiano subito una condanna alla pena massima di reclusone dell’ergastolo, colpevoli della trasgressione di fattispecie di reati classificati nel codice penale come figure di grave entità e rilievo penale, rientra specificamente, appunto, quello di associazione a delinquere di stampo mafioso, della concessione dei permessi premio e altre misure alternative di pena, è intervenuta a esprimere il suo parere personale riguardo la pronuncia della stessa Consulta,  in quanto protagonista diretta di eventi di mafia vissuti all’interno del suo nucleo famigliare, Luisa Paolello, sorella dell’ex boss della ‘Stidda’ radicata nel territorio di Gela, Orazio Paolello, che ha una storia penale corposa, avendo ricevuto una condanna definitiva in seguito ad una sentenza di colpevolezza per la commissione di reati connessi allo metodo mafioso, equivalente a ben sei ergastoli.. La signora Luisa Paolello ha dichiarato ai media nazionali con schiettezza il suo parere da donna intrisa delle regole del codice mafioso e addentro al tessuto mafioso siciliano: “l carcere ostativo è una pena di morte ‘nascosta’, se il carcere deve rieducare è giusto che si apra a qualche possibilità defini dopo aver dimostrato con un percorso di aver preso le distanze dal passato. E questo è quello che ha fatto mio fratello, che dal suo passato ha preso le distanze e che insieme a noi ha chiesto perdono per tutto il male che ha fatto”.

“Mio fratello, da quattro non è più in regime di 41 bis, dopo averne scontati 25 per la gran parte con isolamento notturno e diurno. Noi lo vedevamo 12 ore all’anno attraverso un vetro. In carcere lui ha preso la distanze dal suo passato, un passato che lo ha travolto quando era giovane, trascinato sulla cattiva strada nel contesto sociale di allora – confida in modo diretto e senza preclusioni di sorta, ossia evitando di omettere alcunché in merito ai fatti privati e illegali compiuti eludendo la legge italiana per mano di suo fratello Orazio – attualmente ancora recluso all’interno della struttura penitenziaria di Opera – .  Il passato non si annulla, purtroppo indietro non si torna, e lo dico perché so quanta sofferenza mio fratello ha generato ed è giusto che paghi per quello che ha fatto, – riferisce con fermezza e veemenza – perché il dolore di quelle famiglie è il nostro dolore”.
“Ma se il carcere perde la funzione rieducativa non ha più senso, allora tanto vale introdurre la pena di morte. Se si sbaglia a 20 anni,  – afferma la la signora – dopo 30 anni di detenzione, si deve dare una possibilità se come nel caso di mio fratello si è dimostrato di aver preso le distanze dal passato, esterna con convinzione attingendo alla sua coscienza morale interiore la sorella del capo mafia, Luisa Peolello.