Mango Apapaia e Avocado “made in italy”? il sogno diventa realtà in Sicilia

Ambiente & Turismo

In un convegno sulla frutticultura tropicale nell’ambito di Agrilevante 2019

di   Myriam Di Gemma

BARI – Mango apapaia e avocado “made in Italy”? E’ possibile. Anzi, è già una realtà “   a regime” in alcune zone della Sicilia. La crescente domanda di frutti tropicali in Italia, ha spinto qualche imprenditore agricolo ad “osare”.

Un imprenditore agricolo autentico deve saper creare nuovi spazi  per coltivazioni diverse, in base alla domanda del mercato. A dirlo, Massimo Mirabella, direttore responsabile del mensile specializzato “Agrisicilia” in apertura del convegno dal titolo “Coltivazione frutta tropicale nel Mezzogiorno”, nell’ambito della edizione 2019 di “Agrilevante” a Bari.

Il notevole incremento dei consumi in Italia, fa svettare mango e avocado  nella classifica del paniere italiano: è  la novità registrata nel 2018.

Sono frutti che vengono introdotti quotidianamente nei menu di ogni ristorante in Italia, ma c’è anche il “superfood”, la papaya.

Trenta anni fa, ci fu la prima sperimentazione sempre in Sicilia, ma da 15 anni a questa parte i frutti vengono prodotti “a regime” nelle cosiddette aree vocate. Lo ha detto Vittorio Farina, docente  del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali dell’Università di Palermo, relatore nel convegno.

Le zone privilegiate della Sicilia, testate dalle Università di Palermo e Catania, sono quelle della costa tirrenica.

La frutticultura tropicale “made in Italy” deve essere un frutto competitivo, e non deve essere da meno assolutamente a quello importato. “Il nostro clima – dice Farina – sta cambiando, ci stiamo dirigendo verso il sub – tropicale”.

Ci sono altri frutti su cui si stanno sperimentando coltivazioni in aree vocate come il lici, l’anona, il nespolo del Giappone.

Il monitoraggio climatico non riguarda solo l’atmosfera ma anche la temperatura del suolo in cui le frutticulture sono piantate. Analisi rigorosissime, che consentono ai ricercatori di testare l’ambiente pedoclimatico ideale nel Mezzogiorno. Anche l’Università di Bari si sta impegnando nella ricerca di zone pedoclimatiche ideali in Puglia. L’area del Sud Italia ben si appresta alla coltivazione di frutticultura tropicale purché vengano individuate le aree specificatamente vocate.

Queste piante hanno bisogno di molti accorgimenti: anche la protezione dal vento è vitale. Esso infatti causa la necrosi dei germogli. “Evitare le basse temperature – spiega Farina – è di fondamentale importanza per permettere alla pianta di vegetare e portare avanti i frutti. La temperatura è un fattore critico anche per la conservazione dei frutti sia che vengano raccolti verdi che a maturazione di consumo”.

“E’ stata rilevata una crescente domanda di informazione durante la fiera Agrilevante – precisa Massimo Mirabella – da parte di imprenditori agricoli che hanno interesse a conoscere i metodi di coltivazione del tropicale in Italia al fine di diversificare i propri redditi aziendali.”

Al convegno, in platea sia imprenditori che studenti universitari della Facoltà di Agraria, incantati dalla tematica, e dalla potenzialità di sviluppo commerciale.

“E’ il quarto anno – aggiunge Mirabella – che ‘Agrisicilia’ partecipa come media – partner all’Agrilevante. Il nostro mensile ha da sempre puntato sulle innovazioni colturali alternative a quelle più tradizionali. E’ strategico averne parlato in un contesto come questa fiera specializzata. Vale davvero la pena avere una fiera al Sud per il Sud non solo per l’Italia ma anche per i paesi del Mediterraneo. Auspico – conclude Mirabella – che la prossima edizione di Agrilevante possa ospitare un padiglione dedicato al ‘precision farming’, ossia tutte le tecnologie informatiche che ottimizzano le procedure quotidiane, al fine di conseguire la tanto discussa  ma oramai necessaria agricoltura sostenibile”.