Ex Ilva, immunità:  interventi di Ubaldo Pagano Massimo Moretti

Ambiente & Turismo

Sin dalla sua introduzione, la cosiddetta “immunità penale”, cioè lo scudo concesso dallo Stato Italiano ai commissari straordinari dell’ex-Ilva e agli attuali gestori, ha sollevato fin troppe polemiche.

È importante ricordare che la norma sull’immunità introdotta è stata sostanzialmente modificata dal Governo gialloverde nella scorsa primavera. La stessa norma, però, è stata reintrodotta (anche se con alcune modifiche) dopo poche settimane dallo stesso Governo poco prima del suo deragliamento.

Per quanto ci riguarda, è da tempo che abbiamo espresso le nostre perplessità su una norma del genere. Dubbi che si fondano esclusivamente su una lettura complessiva della normativa in questione.

La riteniamo, infatti, un’inutile salvaguardia a carattere particolaristico posto che nel nostro ordinamento vige l’esimente di cui all’art.51 c.p. che copre certamente tutti i comportamenti posti in essere nell’adempimento delle prescrizioni previste nell’AIA. E su cui, peraltro, pende un giudizio di illegittimità costituzionale, per le criticità indicate sia dal GIP di Taranto Dr. Ruberto, nell’ordinanza di rimessione alla Consulta, sia, da ultima, dalla Procura di Taranto, che a seguito di parere richiesto dal Senato ha ritenuto di inviare una nota a firma del procuratore Capristo e dell’aggiunto Carbone, contenente valutazioni prettamente giuridiche alla Commissione Industria del Senato.

Pur condividendo quanto affermato dagli organi giudiziari, siamo dell’idea che la questione debba essere affrontata e risolta in sede politica. Perciò facciamo appello a tutti i parlamentari in carica affinché affrontino con serietà la discussione parlamentare e diano finalmente un segnale di vicinanza alla collettività tarantina. Una comunità che vive da anni il conflitto tra diritti costituzionalmente garantiti come l’ennesimo insulto alla propria identità. Una comunità esausta, in cui potrebbe iniziare a diffondersi l’idea che lo Stato Italiano voglia tutelare più la produzione dell’industria siderurgica, che la salute e i diritti dei lavoratori e dei cittadini di Taranto. Siamo persuasi del fatto che il perpetrarsi della discussione su questo dettaglio possa rappresentare l’alibi per far saltare il banco ma il nuovo gestore deve sapere che non risponderà di fatti commessi da altri, ma dovrà mantenere attiva la produzione attenendosi rigorosamente al piano ambientale, in modo da non mettere in pericolo la salute di lavoratori e cittadini e l’ambiente tarantino.

Nello stesso tempo chiediamo con forza che si proceda alla introduzione di una cogente valutazione di impatto e rischio sanitario ed ambientale e che, in esito alla stessa, si proceda alla eventuale modifica dell’Aia.

Solo in questo modo si riuscirà finalmente a rasserenare la città di Taranto e ad aprire una nuova fase possibilmente meno conflittuale in questa lunga e dolorosa storia di un’industria inquinante costruita troppo a ridosso di una città.