Qualcosa comunque è cambiato

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Con quel suo faccino un po’ così, la seconda Greta di Svezia, dopo la Garbo, ne ha fatta di strada per risvegliare le coscienze… 

di Renzo Balmelli 

SOGNI. Nella sfida epocale per salvare la Terra, malgrado la straordinaria mobilitazione a livello planetario, trent’anni per ridurre a zero le emissioni nocive entro il 2050 sembrano un’eternità. Con quel suo faccino un po’ così, la seconda Greta di Svezia dopo la Garbo, ne ha fatta di strada per risvegliare le coscienze. Liquidata come una “gretina” dai suoi stupidi detrattori, ora arringa i Potenti accusandoli di avere rubato i sogni di un’intera generazione. Ma il cammino suo e di milioni di coetanei determinati a non lasciarsi dettare il futuro da chi pensa solo a fare carta straccia degli accordi sul clima, appare ancora molto lungo e costellato di buone intenzioni forse destinate a rimanere tali. Qualcosa comunque è cambiato. Comunicando, riconoscendosi, mischiando linguaggi e culture anziché farsi stupide guerre, ragazze e ragazzi che come la giovane attivista saranno gli adulti di domani coltivano con occhi nuovi la speranza di una esistenza migliore in cui nessuno dovrà mai più permettersi di rubare i sogni. 

ABUSO. Con il suo ingresso tracotante e provocatorio al vertice ONU sul clima di cui aveva detto di infischiarsene altamente, Donald Trump ha mostrato di che pasta è fatto il personaggio. Malgrado le premesse, appare però piuttosto improbabile che l’inchiesta preliminare per avviare una procedura di impeachment nei suoi confronti serva a modificare gli atteggiamenti spavaldi mostrati dal Presidente in ogni circostanza. Anche se dovesse finire sul banco degli imputati per abuso di potere, l’inquilino della Casa Bianca difficilmente andrà incontro alla stessa sorte riservata a suo tempo a Nixon per lo scandalo del Watergate. Comunque vadano le cose, il percorso verso una eventuale condanna sarà lungo, tortuoso e anche rischioso. Secondo gli esperti, Trump farà di tutto per ostacolarlo e magari trarne dei vantaggi in vista della rielezione per la quale non sembra avere avversari all’altezza nel suo partito. Alla fine la via migliore per contestare e punire le sue azioni nel Russiagate e quelle sull’Ucraina passa dalle urne, la sola realmente democratica per negargli la soddisfazione di un secondo, disastroso mandato. 

RODAGGIO. A leggere certi giudizi provenienti da destra pare che l’Italia sia passata nel breve volgere di una notte dal paradiso sovranista all’inferno giallo rosso. Fake news belle e buone. Basta un rapido confronto per evidenziare quanto scarsa sia stata la consistenza dei 14 mesi dell’era salviniana. Praticamente nulla. In quel periodo il Paese ha marciato sul posto, paralizzato dalla demagogia di stampo balneare. Ora all’opposto si notano alcuni segnali di miglioramento. Grazie al primo patto europeo, che non è la panacea ma comunque un passaggio significativo, l’Italia adesso non è più sola a gestire l’emergenza dei migranti sulla quale i populisti hanno lucrato in modo incedente per raccattare consensi. Certo, nel suo operato il Conti bis è ancora in fase di rodaggio, deve ricalibrare i suoi equilibri e gli servirà tempo per risalire la china. Ma sul palcoscenico internazionale già si respira un altro clima nei confronti di Roma. 

TRISTEZZA. Solo a pronunciarlo il nome di Thomas Cook evoca pagine suggestive dell’epoca romantica quando si viaggiava con l’inseparabile Baedeker in tasca. A un tratto sull’iconografia dei ricordi è calato un velo di tristezza. Fiore all’occhiello del prestigio britannico, la bancarotta della celebre agenzia fondata oltre duecento anni fa dall’intraprendente abate battista, considerato il padre del turismo moderno, ha mostrato la fragilità di un sistema che è anche quella di un intero Paese. Due secoli di viaggi capaci di avvicinare regioni altrimenti distanti e in grado di offrire emozioni rare sono finiti in malo modo con il mesto e poco “british “corteo di migliaia di passeggeri rimpatriati alla bell’e meglio. Arrivato nel momento meno opportuno, il fallimento della Cook è l’ultimo brutto colpo, l’ennesimo, per la Gran Bretagna già provata dalla sconsiderata gestione della Brexit. Sulla scia dei rimpianti, ora Londra, percossa e attonita, si chiede quali altre brutte sorprese terrà in serbo il divorzio dall’Europa. Con Downing Street che traballa, Boris Johnson in bilico e sconfessato dalla corte suprema, prevedere quali saranno nel Regno Unito le ricadute del marasma istituzionale è difficile da sapere.

EMME. Era il 21 settembre, giorno di San Matteo, ed è lecito supporre che i due omonimi più discussi del Bel Paese non si siano scambiati gli auguri. Ma non si sa mai. Sull’ADL della settimana scorsa il direttore Andrea Ermano nel suo editoriale li definisce “i gemelli Emme”, uno nella parte del buono, l’altro in quella del cattivo come nel film di Sergio Leone. Entrambi votati alla medesima causa: tornare al centro dell’arena e riprendersi la scena. Nelle vicende politiche la “M”, unica lettera dell’alfabeto con due gambe, si è sempre prestata a svariate interpretazioni. Tra le più celebri è rimasta famosa quella della parola pronunciata dall’inviperito generale Cambronne dopo il disastro di Waterloo. E chissà che non torni in auge nel duello tra i due gemelli diversi, ma non così tanto.