Vetrina prestigiosa per il docu-film ‘Adriatico. Il mare che unisce’.

Cultura & Società

Il lavoro, sulle minoranze etno-linguistiche croato-albanesi presenti in Molise, scritto e diretto da Cristiana Lucia Grilli, sarà presentato in Albania nell’ambito dell’“International Human Rights Film Festival-Albania”. 

Voscopoja, 24 Settembre – Vlora (Valona), 26 settembre 2019

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CAMPOMARINO – Il docu-film sulle minoranze etnico-linguistiche croato-albanesi presenti in Molise a partire dal XV secolo “Adriatico. Il mare che unisce”, scritto e diretto da Cristiana Lucia Grilli, è stato scelto per essere presentato nell’ambito del prestigioso International Human Rights Film Festival in corso in Albania. Due le proiezioni del lavoro in programma: il 24 settembre 2019 nell’ambito del focus a cura dell’Accademia per i diritti delle minoranze (Academy of Human Rights and Minorities) nella città di Voscopoja e il 26 settembre 2019 nella città di Vlora (Valona) per l’Ambasciata d’Italia, tra i partner principali di questa XIV edizione dell’IHRFFA.

Il lavoro ripercorre la storia che lega l’Italia e i Balcani che affonda le sue radici al tempo del Regno di Napoli quando, a seguito dell’invasione ottomana, le comunità slave e albanesi si insediarono nel territorio molisano, contribuendo alla sua crescita, introducendo usi, costumi, tradizioni e soprattutto la lingua, principale custode dell’identità di un popolo. Tra le tante voci autorevoli c’è quella del noto compositore bosniaco Goran Bregović il quale incarna perfettamente il concetto di contaminazione etnico-culturale.

“Il titolo di questo docu-film sottolinea il ruolo principale e determinante del mare nella storia di queste popolazioni – commenta la regista Grilli una storia che si ripete nelle odierne migrazioni causate da condizioni socio-politiche instabili nei paesi di origine. L’esodo non priva l’uomo della sua identità, al contrario si rafforza e viene reintegrata nel territorio in cui vive. Le comunità albanesi e slave hanno contribuito ad arricchire i luoghi in cui si sono insediate introducendo usi, costumi, tradizioni e soprattutto la lingua, principale custode dell’identità e del senso di appartenenza di un popolo. Questo lavoro ha trovato sì ispirazione dalla mia storia personale, essendo Arbëreshë da parte di madre e greca da parte di padre, ma nasce anche dalla volontà di portare alla luce una subcultura dal valore inestimabile, non soltanto per l’Italia e in particolar modo la mia Regione, il Molise, ma anche per gli Stati di origine di queste comunità ecco perché sono particolarmente felice di aver avuto l’opportunità di partecipare a questi prestigiosi appuntamenti in Albania. Con questo docu-film intendo anche rimarcare l’importanza della ‘contaminazione’ culturale come arricchimento non solo per il territorio che accoglie, ma anche per la crescita individuale di ognuno. Nel panorama globalizzato attuale, urge comprendere quanto la diversità culturale sia indispensabile al fine di contrastare l’omologazione che non lascia spazio a peculiarità e qualità ritenute addirittura negative. Ringrazio il direttore dell’‘International Human Rights Film Festival Albania’ Kujtim Çashku per l’apprezzamento e sensibilità nei riguardi di ‘Adriatico’, la direttrice dell’‘Albanian Human Rights Group’ Elsa Ballauri per la disponibilità e lo spazio che ha voluto riservarci. Ringrazio, inoltre, l’Ambasciata d’Italia e il Primo Segretario, Carlotta D’Amico, per la considerazione e attenzione verso questo lavoro”.