Lettera ad un governo mai nato

Diritti & Lavoro

Sono qui a scriverti, chi lo avrebbe immaginato; sono un comune cittadino che sperava in un governo mai nato.

Quando nasce qualcosa di bello c’è aria di festa ma tuttora neppure l’ombra di solide idee nella testa.

Nessuna polemica per carità, voi conoscete quanto il popolo, la vera realtà.

Il tempo trascorso non è andato sprecato, anzi ha permesso a voi tutti di convincervi che gli italiani non vogliono un governo gialloverde, giallorosso e via con i pastelli, ma un governo da un solo colore, una tinta unita, una fibra naturale che non tema lavaggi e stiraggi. E’il desiderio profondo di noi italiani ed elettori, poiché convintamente incubato nella nostra fragilità d’orientamento solidificatasi su strati di giornali, tiggì e maratone.

Tra consultazioni e titoloni a qualcuno fosse venuto in mente di ascoltare la volontà dei giovani?

Ci si è domandati quali aspettatitive abbiano sul nuovo esecutivo l’esercito variegato svezzato dalla società post muro di Berlino?

Nel quadro dell’instabilità parlamentare cosa chiedono le nuove generazioni dalla tessera elettorale fresca di stampa ? L’ambito documento l’abbiamo lasciato nel cassetto di casa prima di partire per avventure lavorative all’estero. Pensate che neppure Mamma e Papà, tra l’abbraccio amaro e commosso, ci hanno ricordato di  metterlo nella valigia della vita che verrà.

Mamma e Papà! Quanto manca la genitorialità robusta e complementare a questa classe politica ! Indubbiamente volgendo lo sguardo indietro ora i giovani sono in politica, ma la politica non è con i giovani! Volti nuovi non vuol dire novità se la vecchia guardia non cede margini di azione al sospirato cambiamento.

Il nostro senso delle istituzioni è, rattrista dirlo, orfano del senso materno di un capo dello stato, e del senso paterno di un presidente del consiglio.

Noi millenials e bamboccioni ci siamo ritrovati a vivere con due padri, tanto innamorati quanto social, ma saprete com’è andata a finire; uno dei due ha chiesto la parte di eredità che gli spettava.

Questione di incompatibilità e natura? Piuttosto di solide fondamenta. Un apparato senza radici robuste non regge alla tempesta della crisi, dei mercati. Che poi “il mercato” siamo noi: ci fosse almeno un oratore coerente a ricordarcelo, prendendoci a sberle.

Le sberle ci porterebbero a ritrovare la cruda realtà attorno a noi: un Europa poco famiglia e molto matrigna. Siamo cresciuti nell’Unione Europea e forse neppure ce ne siamo accorti nonostante le paghette alleggerite,tuttavia oggi desideriamo quanto essa una stabilità che abbia il sapore di coesione e lungimiranza. Non ho fatto in tempo a terminare la frase che i soliti politicanti si stanno offendendo a suon di post. Barbari da tastiera, l’onorevole dignità forse non si è mai seduto tra i banchi dell’educazione.

Noi in primis, prigionieri del grande fratello mediatico, ci siamo reinventati protagonisti di un mondo virtuale e gossipparo, incapace di distinguere gli amici dai nemici, la passione politica dagli interessi di potere. Raminghi nel mare delle promesse disilluse abbiamo guardato con fiducia al sacro cupolone, cercando una luce tra fede e ragione.

Rinnovamento, ecumenismo e solidarietà ma neppure la Chiesa del sinodo dei giovani spicca per senso di unità.

Nella notte del governo mai nato, l’italico vizio del pallone potrebbe addirittura indicare la giusta direzione.

Ho chiesto all’allenatore italiano più stimato in Europa su quali valori dovrebbe lavorare l’allenatore del nuovo governo.

“Etica, correttezza, educazione sono ciò che manca oggi” ma di cui una vera politica, giovane nei toni e determinata nelle azioni, può farsi credibile portavoce per un mondo migliore.

Grazie Claudio Ranieri