Governo: Renzi sente Conte, ‘via da Pd ma sostegno convinto a esecutivo’

Diritti & Lavoro

Matteo Renzi ha ufficializzato al premier Giuseppe Conte in un colloquio telefonico la sua decisione di abbandonare il Pd per creare gruppi autonomi. Renzi, riferiscono fonti parlamentari dem, ha ribadito al premier che continuera’ a sostenere convintamente il governo. Gli ultimi appelli, da Franceschini a Zingaretti, passando per il fedelissimo Nardella, non hanno convinto l’ex premier. Un’intervista in edicola prima, poi la spiegazione di un “scelta difficile” nel salotto di ‘Porta a porta’. Nessuna intenzione di sabotare il Governo appena nato. Ma la necessità di rivendicare un ruolo ben preciso sulle decisioni del governo. Il nuovo gruppo dei renziane ha già due ministri – Teresa Bellanova, titolare delle Politiche Agricole (già in odore di ‘capodelegazione’) e Elena Bonetti, ministra per le Pari opportunità e la Famiglia – la viceministra all’Istruzione Anna Ascani e il sottosegretario Ivan Scalfarotto. Resterebbero invece dentro il Pd Lorenzo Guerini e i sottosegretari Alessia Morani, Simona Malpezzi e Salvatore Margiotta che hanno invitato l’ex premier a mantenere unito il Pd. La scissione separerà per la prima volta le due anime del ‘renzismo’: quella della Base riformista, corrente guidata da Luca Lotti e Lorenzo Guerini, e quella rappresentata da Sempre Avanti, del duo Roberto Giachetti e Anna Ascani. E separerà per la prima volta Renzi e Lotti. Alla Camera dovrebbero essere più di 20 deputati a comporre il nuovo gruppo. Più di 15 dovrebbero dal Pd, gli altri si aggregheranno dal Misto o da FI. Fuori dal gruppo ci sarebbero Boschi, Giachetti, Nobili, Ascani, Marattin (possibile capogruppo), Anzaldi, Scalfarotto, Rosato, De Filippo, Marco Di Maio, Del Barba, Mor, Fregolent, Annibali, Nardi e Noja. Al Senato, per regolamento, non si possono fare nuovi gruppi, ma a traslocare nel Misto insieme a Renzi ci sarebbero una decina di parlamentari tra i quali Bonifazi, Faraone, Cerno, Bellanova, Comincini, Ginetti e Mauro Marino. “Parlare di separazione consensuale non ha senso – dice Enrico Letta – Francamente mi sembra difficile spiegarlo agli italiani, e siccome Renzi è intelligente lo sa benissimo. Fare la scissione non ha senso logico”. Anche Liberi e Uguali attende le mosse dell’ex premier. Un rientro immediato nel Pd, viene assicurato, “non è all’ordine del giorno”.