Francia, muore d’infarto mentre fa sesso in un viaggio d’affari. I giudici: “È incidente di lavoro”

Cronaca

L’uomo, tecnico della sicurezza, era fuori sede per conto della sua ditta. Secondo la Corte d’Appello di Parigi l’azienda deve risarcire i familiari perché «le trasferte fuori sede includono anche il tempo di

In trasferta per questioni di lavoro muore d’infarto mentre ha un rapporto sessuale con una donna nella sua camera di albergo. La tragedia è avvenuta in Francia ed è finita alla ribalta della cronaca perché ha avuto un risvolto giudiziario molto complesso. Per i giudici della Corte d’Appello di Parigi si è trattato di un «incidente di lavoro», di conseguenza la ditta per la quale lavorava sarà costretta a pagare i familiari della vittima.

La sentenza è giunta dopo una lunga controversia legale sul risarcimento tra i familiari di un tecnico della sicurezza defunto e la ditta per la quale l’uomo lavorava. Il decesso risale a sei anni fa quando il lavoratore era deceduto durante un viaggio d’affari fuori sede a seguito di un infarto mentre faceva sesso con una donna conosciuta in zona. Dopo i funerali, la famiglia dell’uomo ha deciso di chiedere un risarcimento per «incidente di lavoro» ma la ditta, una società di costruzione nel campo delle ferrovie, si è opposta fermamente sostenendo che il loro dipendente era fuori dall’orario di lavoro e, non solo, era impegnato in attività assolutamente private.

Per lungo tempo la società ha sostenuto che il decesso dell’uomo non potesse essere considerato «morte sul lavoro» sia perché avvenuto al di fuori di ogni attività lavorativa, sia perché il tecnico è morto in un’altra stanza d’albergo rispetto a quella assegnatagli dall’azienda. Per gli avvocati della società, «l’impiegato aveva coscientemente interrotto il suo viaggio di lavoro per una ragione di interesse personale, indipendente dal suo impiego», ovvero impegnarsi «una relazione adultera con una perfetta sconosciuta». Dopo varie sentenze, il caso è finito fino alla corte d’appello di Parigi dove infine i giudici hanno accolto le richiesta della famiglia dell’uomo e condannato al risarcimento la ditta.

Ora i familiari avranno diritto a beneficiare dallo Stato e dall’azienda un sussidio mensile fino all’80% del suo ultimo stipendio fino all’anno in cui sarebbe andato in pensione: già dieci anni fa le prime sentenze su casi simili avevano stabilito lo stesso principio, secondo cui qualsiasi morte o infortunio subìto da dipendenti in viaggio di lavoro lontani dalla sede della loro azienda equivale ad un «incidente sul lavoro».

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