Tragedia sul lavoro nel pavese, in 4 annegano in una vasca

Politica & Diritti

Tragedia sul lavoro in un’azienda agricola le Pavese. Quattro persone, tutte di origine indiana, sono morti annegati in una vasca ad Arena Po. Due corpi sono stati recuperati subito, per gli altri due i vigili del fuoco hanno dovuto svuotare la vasca di decantazione dei liquami dove tutti e 4 erano finiti. Le vittime sono due fratelli, che erano i titolari dell’azienda, e due dipendenti. Con l’incidente plurimo avvenuto oggi ad Arena Po (Pavia) sale a 103 il numero dei morti sul lavoro in Lombardia da inizio anno. “Una situazione inaccettabile – affermano Cgil, Cisl e Uil Lombardia – che impone una risposta forte e immediata degli organi competenti. Chiediamo innanzitutto a Regione Lombardia, che ha la responsabilita’ della tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, misure immediate per rafforzare un’attivita’ ispettiva palesemente insufficiente, inadeguata, rispetto al grave peggioramento degli accadimenti infortunistici, e in particolare di quelli mortali”. “Lo diremo all’assessore regionale al Welfare nell’incontro che, come Cgil, Cisl e Uil Lombardia, avremo il 16 pomeriggio – proseguono – cosi’ come lo ribadiremo nell’iniziativa pubblica che stiamo preparando”. Il 30 settembre Cgil, Cisl e Uil manifesteranno in piazza Citta’ di Lombardia e chiederanno ancora una volta alla Regione di decidere l’impegno di spesa degli 8 milioni di euro (raccolti nel 2018 dalle Ats attraverso le sanzioni irrogate a seguito delle violazioni alle norme antinfortunistiche) rafforzando gli organici e i controlli nei luoghi di lavoro da parte dei servizi di prevenzione e sicurezza (Spsal) delle Ats, e azioni condivise per contrastare il tragico andamento infortunistico di questi mesi. Cgil, Cisl e Uil Lombardia chiedono con forza che “anche le associazioni datoriali si assumano le loro responsabilita’, attraverso una partecipazione attiva e consapevole ai tavoli istituzionali, sia regionali che territoriali, richiamando anche i loro associati al fatto che la competitivita’ delle imprese di questo Paese non si puo’ giocare sulla riduzione dei diritti e sulla pelle dei lavoratori”.