Facebook oscura la pagina di Casapound e di alcuni suoi esponenti

CronacaScienza & Tecnologia

Facebook e Instagram hanno oscurato decine di profili social di esponenti Casapound, il partito di estrema destra, e il profilo della stessa organizzazione.  Gianluca Iannone rivela che sono stati colpiti “i profili provinciali, regionali,  nazionali e quelli ufficiali,  sia del movimento che del Blocco studentesco“; sono vittime anche gli account legati all’organo di stampa Il primato nazionale. Twitter invece sembra non essere stato coinvolto dalla vicenda.

La decisione, commenta Menlo Park,  portavoce di Facebook,  riguarda “persone e organizzazioni che diffondono odio o attaccano gli altri sulla base di chi sono”. “Su queste piattaforme infatti gli account che abbiamo rimosso non potranno più essere presenti“,  continua. I colpevoli hanno criticato il provvedimento sostenendo che sia un abuso di potere convinti che dietro la decisione ci sia una motivazione politica mascherata da violazione della privacy da parte di essi. Il Social network riporta chiaramente i casi in cui non sono tollerati l’incitamento all’odio e alla violenza. La sua policy  della piattaforma prevede che le conseguenze per tali violazioni sono un’ammonizione per il primo episodio.  Tuttavia se si ripetono allora potrebbero “limitare la sua capacità di pubblicare su Facebook o disabilitare il suo profilo“.

Casapound può o agire per via legale oppure ricorrere contro i meccanismi interni del social. Nel primo caso c’è la difficoltà di esaminare la vicenda in un’ottica diversa da quella utilizzata dal Social. Il problema nasce laddove il soggetto colpevole di violazione delle policy non attua l’obbligatoria moderazione dei commenti sotto i propri post.  Questa azione infatti si rende necessaria allo scopo di limitare i contenuti offensivi o poco coerenti allo scopo della pagina. Altrimenti si pone la seguente domanda: chi è il responsabile delle violazioni?  La pagina incriminata oppure gli utenti che commentano? È davvero una violazione della libertà di espressione? Il fascismo può essere un’opinione? Le vere vittime di questa azione chi sono?

Troppo spesso si ritiene che sul web si possa postare e dire ciò che si vuole.  Tuttavia,  secondo gli Standard della comunità, incita all’odio: “Qualsiasi associazione di almeno tre persone organizzata con un nome, un segno o simbolo è che porta avanti un’ideologia,  dichiarazioni o azioni fisiche contro individui in base a caratteristiche come la razza, il credo religioso, la nazionalità, l’ernia, il genere, il sesso, l’orientamento sessuale, malattie gravi o disabilità“.

Sicuramente le policy di Facebook devono essere più trasparenti per evitare che ogni suoi provvedimento venga condannato come un’operazione autocratica e per nulla democratica. Potrebbe, a proposito, pubblicare un rapporto in cui indichi le motivazioni e cosa è stato giudicato come “violazione delle policy”. Un ulteriore riflessione deve essere fatta in senso più ampio: seppur questi attori politici siano pubblicamente conosciuti e riconosciuti come provocatori e simpatizzanti delle idee fasciste, come mai altre dichiarazioni indecenti da parte di altri personaggi pubblici,  politici e non, non sono punite?

Di Sara Carullo