Ultimo ministro socialista? È un giovane economista

Cronaca

Giuseppe Provenzano, il nuovo ministro per il Sud che aveva già bocciato l’Autonomia leghista, ha 37 anni, è vice direttore dello Svimez, l’Associazione per lo Sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno. Ha studiato alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Ha collaborato con le testate Le Ragioni del Socialismo, l’Unità, Il Riformista e Huffington Post.

 di OPEN (vai al sito) 

Giuseppe Provenzano, 37 anni, economista, è il nuovo ministro per il Sud del governo giallorosso. Siciliano (anche se vive a Roma), è vice direttore dello Svimez, l’Associazione per lo Sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno. Nel giugno del 2019 è entrato nella Segreteria Nazionale del Partito Democratico presieduta da Nicola Zingaretti come responsabile delle politiche del lavoro.

Provenzano è inoltre membro della Direzione Nazionale del PD. Nel 2018 ha rifiutato la candidatura nelle liste partito allora guidato da Matteo Renzi in polemica sulle modalità delle scelte dei nominativi inseriti nei listini plurinominali. Il suo nome può essere considerato fra quelli più a sinistra del nuovo esecutivo guidato da Giuseppe Conte. Provenzano è considerato molto vicino allo storico esponente del PCI Emanuele Macaluso e a Gianni Cuperlo, che lo aveva proposto per il ruolo di sottosegretario nel governo Renzi, nomina poi non andata in porto.

Dopo la laurea Provenzano ha conseguito il dottorato alla Scuola superiore sant’Anna di Pisa. Ha esordito in politica con la giunta siciliana guidata da Rosario Crocetta: dal 2012 al 2014 è stato capo della segreteria dell’Assessore per l’Economia Luca Bianchi. Contemporaneamente, tra il 2013 e il 2014, è stato consulente del ministro dell’Ambiente Andrea Orlando: Provenzano fa riferimento all’area dell’ex ministro che è stato uno dei pontieri artefici della nascita del governo M5S-Pd.

La sua nomina, inoltre, può essere considerata, insieme a quella del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e di quello della Famiglia e delle Pari Opportunità Elena Bonetti, come fra quelle più in discontinuità rispetto al governo gialloverde. Bonetti infatti ha manifestato posizioni molto critiche rispetto all’autonomia differenziata. In un articolo sulla rivista Limes dello scorso febbraio aveva sostenuto che la riforma, cara soprattutto alla componente leghista del primo governo a guida Conte, avrebbe minato l’unità nazionale.

 Sempre in materia di sviluppo del Mezzogiorno Provenzano ha scritto per l’Unità, Il Riformista e l’Huffington Post. È autore di «Ma il cielo è sempre più su? L’emigrazione meridionale ai tempi di Termini Imerese. Proposte per il riscatto di una generazione sotto sequestro». Il suo ultimo volume è «La sinistra e la scintilla. Idee per un riscatto».

 Appresa la notizia della nomina a ministro, ha scritto su Facebook in un post sulla sua pagina personale: «Il segretario del Partito Democratico, Nicola Zingaretti, con cui ho attraversato questo agosto travagliato, mi ha chiesto di far parte della squadra di un governo che dev’essere di svolta. Lo ringrazio per questo, ma non solo».

E ha aggiunto: «Ho accettato la proposta del Presidente Giuseppe Conte perché il Sud è il cuore della questione italiana ed europea, ma può essere anche la soluzione. Il Mezzogiorno è stata la mia professione, sarà per sempre la mia vocazione. L’impegno è ora di svolgere questa alta funzione con disciplina e onore». Ha concluso, celiando: «Mi dicono che domattina dovrei salire al Quirinale. C’è il giuramento e non so cosa mettermi…».