Chi ha davvero paura della sovranita’ popolare

Cronaca

Leggi inique 

Dal Porcellum in poi le leggi elettorali negano ai cittadini la possibilità di votare secondo il dettato della Costituzione. Lo stesso Rosatellum mantiene il premio di maggioranza (nascosto) e le liste bloccate: un meccanismo per ratificare nominati che andrebbe abolito. 

di Felice Besostri, giurista, coautore dei ricorsi contro il Porcellum e l’Italicum 

Quelli a cui è sfumato il blitz, che prevedeva mozione di sfiducia e voto in autunno in rapida successione, urlano ora: «Chi ha paura del popolo?», «È il momento di dare voce al popolo!»

 Il popolo, quello reale, fatto di persone in carne ed ossa, sa esprimersi con la propria voce, ma spesso non viene ascoltato. Quello di cui parlano loro, invece, è un ente indistinto, informe, quasi un corpo mistico. Eppure, con grande copertura mediatica durante questa crisi di governo estiva non si parlava d’altro.

Nella prima mano della partita, chi ha dato le carte ben conosceva i regolamenti parlamentari. Non a caso è stato un ex presidente del Senato a fornire la prima indicazione tecnico-politica su come comportarsi per far fallire la sfiducia leghista a Conte. Nel Palazzo, in effetti, c’era e c’è paura delle elezioni anticipate e ravvicinate. Ma se le mosse saranno dettate solo dalla paura di un movimento ai bordi della democrazia e dalla preoccupazione per i propri destini personali, è difficile immaginare che l’esecutivo potrà dimostrarsi lungimirante, all’altezza delle sfide che abbiamo di fronte. Per le forze politiche italiane i reali risultati elettorali delle europee e quelli virtuali di sondaggi e proiezioni rappresentano un monito costante.

Sulla scena gli attori politici devono seguire il loro copione, e più smarriscono i contatti con il proprio retroterra politico-sociale, più i loro gesti contengono fatti simbolici, gli unici atti a garantire un immediato, ma effimero, ritorno d’immagine. In questa situazione si impone l’opportunità concreta di mettere al centro del dibattito una riforma decisiva, quella della legge elettorale. Le forze politiche devono ridare ai cittadini il diritto di votare secondo Costituzione, facoltà che ci è stata rubata nel 2005, col cosiddetto Porcellum, e mai più restituita.

La normativa vigente, approvata con la legge n. 51/2019, gemella del Rosatellum (n. 165/2017), conserva tutti i profili d’incostituzionalità della precedente. La sua caratteristica principale è la privazione di qualsiasi scelta tra i candidati. Il voto non è “personale”, come richiede l’articolo 48 della Costituzione. Ahimè, per troppo tempo quell’aggettivo, “personale”, è stato interpretato riduttivamente, un attributo dell’espressione del voto e non anche dell’oggetto del voto. Soltanto con l’annullamento parziale del Porcellum, sono state censurate le liste bloccate.

Oggi abbiamo collegi uninominali per i 3/8 dei seggi, vale a dire 236 nell’attuale Camera dei deputati. I candidati non sono selezionati con primarie o procedure pubbliche e trasparenti, ma decisi dal partito, dal suo capo o dalla sua oligarchia. Gli altri 394 si eleggono con il sistema proporzionale, ma su liste bloccate. Ci fosse almeno la scelta tra il candidato uninominale e la lista collegata: no, il voto congiunto è obbligatorio. Chi – stando ai proclami – ci vorrebbe «dare la voce», intanto ci ha tolto il diritto di eleggere, cioè di scegliere i nostri rappresentanti in modo non iniquo.

Il Porcellum, invenzione di un leghista, aveva premio di maggioranza e liste bloccate, annullate dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 1/2014.

 Una lezione che non è stata compresa, tanto che si è approvata una nuova legge, l’Italicum, funzionale alla ‘Deforma’ costituzionale Renzi-Boschi. Per mantenere un premio di maggioranza hanno finto di far davvero scegliere agli elettori i candidati, ma non più del 10-15%, con i capilista garantiti. Di qui un nuovo ricorso e, dopo la ‘Deforma’ bocciata dal popolo con il referendum del 4 dicembre 2016, la Corte costituzionale ha annullato nel gennaio 2017 il premio di maggioranza come pure la facoltà arbitraria di scelta del collegio d’elezione da parte dei candidati plurieletti. E per far finta di rinunciare a qualcosa, dopo due annullamenti del premio di maggioranza, il Rosatellum apparentemente non lo prevede; ma per poter mantenere le liste bloccate, queste sono corte, massimo 4 candidati.

Si tratta solo di un’apparenza, allestita nella convinzione che altrimenti la Corte costituzionale male avrebbe digerito entrambi gli elementi in un’unica legge dopo avere bocciato il Porcellum proprio per il premio di maggioranza e le liste bloccate. Il premio di maggioranza, anche se “nascosto”, c’è e consente di avere la maggioranza assoluta della Camera all’unica lista/coalizione, che superi il 30% dei voti, purché distribuito in modo omogeneo sull’intero territorio nazionale. Nel 2018 non è scattato perché due soggetti (Centrodestra e M5s) avevano superato il 30% in modo squilibrato a Nord e Sud. Le liste corte e le pluri-candidature, fino a 5 collegi (per evitare che per caso venissero proclamati candidati diversi da quelli prescelti) hanno inoltre fatto sì che in alcune circoscrizioni della Camera non si siano assegnati seggi per mancanza di candidati: e il seggio migrava da un capo all’altro dell’Italia come la pallina impazzita di un flipper.

La legge prevedeva l’eventualità di circoscrizioni sovra-rappresentate o sotto-rappresentate rispetto alla popolazione residente. Il guaio si è manifestato però ugualmente, in maniera irrimediabile al Senato, per fortuna in un solo caso: un seggio siciliano dei 5 Stelle. E, per non perdere uno scranno al Senato, dove la maggioranza gialloverde aveva margini ridotti, si è violato l’art. 57 comma 1 della Costituzione, secondo la quale il Senato si elegge su base regionale. Inoltre, il trasferimento di seggi da una Circoscrizione ad altra viola gli artt. 48 e 58 della nostra Carta fondamentale, perché il voto non è più personale e diretto.

 Il rapporto medio è di 192.000 abitanti per senatore in Italia, che sale a 1/200mila in Sicilia, mentre scende a 1/128mila in Umbria, favorita dal numero minimo di 7 senatori per Regione (art. 57 Cost.). I siciliani hanno dunque perso il venticinquesimo senatore, e i loro voti sono serviti ad eleggere una senatrice umbra. In quella Regione il rapporto scende così a 1/110mila. Ecco un esempio d’inconveniente che ha modificato gli equilibri su cui si basano i meccanismi di rappresentanza elettorale regionale.

 Anche per questo, la modifica della legge elettorale è urgente. Il popolo, quello vero, dovrebbe alzare la voce per dire “basta” a questo sistema di ratifiche di nominati. Il popolo, quello vero, dovrebbe rivendicare la scelta dei propri rappresentanti. Perché la «sovranità appartiene al popolo» il quale però deve poterla esercitare senza l’ennesima legge truffa.