Governo PD -M5S, che sia benedetto

Politica & Diritti

Emanuele Macaluso
Dopo la lettura dei risultati del voto digitale grillino sulla piattaforma Rousseau, tutti i media hanno gridato che il secondo governo Conte è ormai nato. Del resto anche il Di Maio e Zingaretti hanno detto la stessa cosa. I lettori conoscono le mie posizioni e che confermo. Ma, a cose fatte e a mente fredda, oggi possiamo fare una riflessione sulle forze che hanno deciso e operato per mettere in atto una manovra politico-parlamentare che avrebbe messo alle corde Salvini e la destra eversiva senza ricorrere alle elezioni anticipate. La matassa politica è stata sbrogliata dal mondo cattolico che ha risvegliato gli ex dc e messo in moto persone che hanno un cordone ombelicale che li lega alla Chiesa. La prima persona che ha questa caratteristiche è l’avvocato Conte. Il quale non è solo un devoto di Santo Padre Pio ma, come abbiamo letto in questi giorni, ha studiato in un collegio vaticano ed un suo professore è stato anche il cardinal Parolin, oggi segretario di Stato. Infatti, Conte è andato al funerale del cardinale Silvestrini e ha incontrato in quella occasione il Papa che, probabilmente, lo ha incoraggiato per quel che sta facendo. E lo sta facendo con una determinazione sconosciuta nei 14 mesi in cui ha diretto il governo gialloverde. Sarà un caso, ma nel Pd il primo a parlare per un governo Conte Pd-M5S è stato Matteo Renzi, ex giovane dc e, dall’esterno, un patriarca della stessa matrice, Romano Prodi. Il seguito è noto. Nel Pd chi ha ripreso un ruolo trainante è stato l’ex dc Dario Franceschini e i due capigruppo, soprattutto, come s’è visto, il prodiano Graziano Del Rio. Il segretario Nicola Zingaretti ha dovuto prendere atto del fatto che, alle pressioni delle cancellerie europee e financo di Donald Trump per il nuovo governo Conte, c’era il complesso del mondo cattolico che condizionava la parte del Pd che ha un peso decisivo nel partito. Nel parlamento europeo, poi, un’attività in questa direzione è stata svolta anche dall’ex dc ed esponente Pd, il presidente David Sassoli il quale, con competenza e accortezza, ha fatto le mosse giuste. Sia chiaro, non è in corso la rinascita della DC. Chi l’ha tentato è stata la minuscola formazione di Rotondi che stava con Forza Italia ed adesso tifa per il governo Conte. Non nasce, quindi un nuovo partito; si tratta di una cordata di persone, diversamente collocate, con saldi princìpi democratici. Da questo punto di vista c’è una contrapposizione di queste forze alla destra eversiva. Quel che invece emerge, anche da questa occasione, è l’impotenza politica delle forze che provengono dai partiti della sinistra storica. Fa impressione oggi l’intervista di un entusiasta Massimo D’Alema, a cose fatte. Penso, invece che a cose fatte, nel Pd, e fuori di esso, occorre discutere sul futuro, se un futuro ci sarà, della sinistra che origina dalla tradizione socialista e del rapporto di queste forze con la sinistra cattolica.