Anima Mundi di Mario Caligiuri, un viaggio nella bellezza

Cultura & Società

Pierfranco Bruni 

La Calabria è un viaggio. Ci si perde e ci si ritrova.  Quando venne il sole Dio creò la luna. Quando l’alba ombreggió la luna giunse il canto e gli echi provenivano da una anima mundi chiamata Calabria. Che dolcezza che ha il libro di Mario Calugiuri edito in una elegantissima veste da Ferrari editore.

Si parla della Calabria, certamente. Titolo perfetto: “Calabria anima mundi”. Ma si parla in capitoli, che sono lezioni di giornalismo e di una geografia artistica e territoriale, in cui i protagonisti sono tre, o meglio i personaggi che diventano protagonisti. La Calabria la bellezza e l’autore. Una grafica di alto livello con una impaginazione che fa invidia.

All’interno luoghi e simboli di una Calabria di oggi che si porta dentro il rito di epoche e di un mediterraneo che ancora non riusciamo ad afferrare. Articoli scritti nel tempo senza imprigionare lo spazio. Vanno dalle sue esperienze alle testimonianze di terra di mare e di sangue.

Forse anche per questo diventa anima del mondo la Calabria, che con timidezza entra nella storia è di impossessa della memoria che contorna il presente. In 122 pagine raccoglie le pietre della bellezza in un immaginario metaforico in cui il ricordare è una poesia di lunga data e di pregevole profezia dettando i cori dell’estetica a ciò che vorremmo il futuro fosse. Basta leggere il sommario, attenzione non l’indice  per entrare in un mondo cosmico. Un sommario ragionato che già introduce, in ogni risvolto, il cantar Calabro, ma non quello della “calabrisella”, bensì dello spirito di Pitagora. Il segno di Pitagora comincia da Tropea cogliendo un elemento, come il bel premio, per decifrare l’anima di una terra che ha ha almeno tre storie da raccontare: quella ionica dell’ulissismo,  quella delle montagne e dei pastori antichi, quella tirrenica di un Enea della provvidenza profetica. Il resto sono i colori le avventure i destini come quello delle arti e delle scritture, di Alarico e degli Arazzi, come quella della mafia raccontata e dei contadini.

Molto astuto e interessante è il dialogare tra

Mario Calugiuri e Francesca Londino, vera interprete dello scavo editoriale e della ricostruzione delle bellezze che l’autore ha cesellato.

Vero libro di pace con la natura con i beni culturali con la burocrazia e con le idee che cesellano un probabile futuro. Il sogno non si spegne fino a quando la bellezza è l’estetica della non dimenticanza. Un libro che resta.

La prefazione è di Vittorio Sgarbi traccia un profilo con intelligenza in cui la bellezza è il tutto e la storia un immenso mistero. UNA COPERTINA IN CUI IL MISTERO è LA MASCERA CHE LA TERRA SI PORTA DENTRO.