Qualche proverbio per Di Maio e Salvini

Politica & Diritti

“Chi non è abituato a portare le brache, quando va al gabinetto se le sporca”. Proverbio un po’ volgare che ho cercato di ingentilire sostituendo un paio di termini con sinonimi. Mia madre lo citava in napoletano. Me lo ha fatto venire in mente Luigi di Maio, specialmente col comportamento che ha avuto in questi giorni, ma forse potrebbe andar bene anche per Matteo Salvini.  Per entrambi sicuramente va bene l’adagio: “Dagli amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io”. Ma per Matteo Salvini, ci sono altri proverbi azzeccatissimi.

Più volte ha ripetuto: “Chi la dura la vince”, dimenticando che “A tirar troppo la corda, prima o poi si spezza”. Un altro proverbio che può andar bene per il ministro che bacia crocifissi e affida gli italiani alla Madonna è: “Scherza coi fanti, ma lascia stare i santi”. Ha scherzato con la Madonna e le cose per lui si sono messe assai male. Altro proverbio che potrebbe andar bene anche per Di Maio, ma sicuramente va bene per Matteo Salvini, è: “Chi troppo vuole, nulla stringe”.

Non si è accontentato del potere già eccessivo che aveva come ministro dell’Interno, voleva molto di più, voleva pieni poteri, e si è trovato “con un pugno di mosche in mano”. Si è, infine, dimenticato del saggio detto: “Chi va piano va sano e va lontano”. E’ andato troppo in fretta, non sapendo che “la gatta frettolosa, partorisce gattini ciechi”,  e ha finito per “fare la corsa dell’asino”.

Renato Pierri