Governo. Di Maio alza la posta e lancia un ultimatum al Pd

Politica & Diritti

Pd e M5s a Giuseppe Conte indicano le priorita’ del nuovo programma di governo. Nicola Zingaretti parte dal taglio delle tasse per i salari medio-bassi, poi un piano di rilancio del lavoro e ancora piu’ attenzione per la sanita’ pubblica e la scuola. Ma è Luigi Di Maio, in queste ore, ad alzare il tiro, lanciando una sorta di ultimatum che rappresenta il vero colpo di scena della giornata. Il capo politico del M5S indica di nuovo il taglio dei parlamentari, con un no secco alla patrimoniale e all’aumento dell’Iva, con la revoca delle concessioni autostradali e con la legge sul conflitto d’interesse. Poi sui decreti Sicurezza la distanza è ancora notevole. Ma è l’ultimatum a far discutere e a riaprire la partita per la formazione del governo: “o siamo d’accordo nel realizzare i nostri punti programmatici o non si va avanti e si torna al voto”.

 “Abbiamo indicato al presidente Conte quelle che a nostro giudizio debbono essere le colonne e le principali novita’ che diano poi corpo a questa nuova stagione politica”, ha detto Zingaretti parlando di taglio delle tasse per i salari medio-bassi, di piano per il lavoro con il rilancio degli investimenti pubblici e privati, della formazione gratuita dall’asilo, all’universita’ per le famiglie meno abbienti, e ancora della sanita’ pubblica con l’investimento di 10 miliardi nel prossimo triennio e della sicurezza urbana. Sui decreti sicurezza ha sottolineato: “Abbiamo proposto al presidente che si proceda almeno al recepimento delle indicazioni che provengono dal presidente  della Repubblica”.

Di Maio, invece, si e’ soffermato sul taglio dei parlamentari e delle tasse, sul no alla patrimoniale e a nuovi inceneritori, sulla chiusura delle centrali a carbone, sul blocco delle trivellazioni petrolifere, sulla revoca delle concessioni e sulla legge sul conflitto di interessi. E sui decreti sicurezza, ha precisato che non c’è “alcun senso parlare di modifiche”. Perché “vanno assolutamente tenute in considerazione le autorevoli osservazioni del capo dello Stato, ma senza volerne rivederne la ratio, ne’ tanto meno le linea di principio”. Per quanto riguarda l’immigrazione e’ “un problema serio, reale concreto” che deve “essere affrontato con grande competenza e capacita’ verso una revisione totale del regolamento di Dublino e l’abolizione del folle principio europeo” della prima accoglienza. Faremo valere i nostri voti e chiederemo che si riconosca all’Italia la procedura di emergenza per la redistribuzione dei migranti. Siamo stati lasciati soli in questi anni, ora occorre che sia l’Europa a occuparsene”.

Poi le dichiarazioni che hanno movimentato la giornata politica: “Abbiamo espresso al presidente Conte il nostro sconcerto per questo surreale dibattito sugli incarichi – ha sottolineato -. Era prevedibile che su tutti i media nazionali iniziasse a diffondersi il cosiddetto toto-ministri con nomi improbabili e di fantasia, ma non troviamo sano che questo dibattito contagi anche le forze politiche soprattutto quelle piu’ rappresentative”. Il tono, pero’, subito dopo e’ diventato ancora piu’ deciso: “Oggi Conte potrebbe dar vita ad un Conte bis, uso il condizionale perche’ in qualita’ di capo politico e come M5s siamo stati chiari: o siamo d’accordo nel realizzare i nostri punti programmatici o non si va avanti. Se i nostri punti saranno nel programma di governo si potra’ partire, altrimenti occorre tornare al voto e, aggiungo, il prima possibile”.

Di Maio “ha cambiato idea? Lo dica con chiarezza”, ha scritto il vicesegretario del partito Andrea Orlando su Twitter. E Graziano Delrio ha concluso: “Gli ultimatum di Di Maio al presidente incaricato sono davvero inaccettabili”.  E Boschi su Facebook scrive: “I dati Istat di oggi dicono che il Pil e’ diventato negativo con il governo gialloverde. Noi vogliamo evitare recessione e aumento Iva. Ma proprio per questo – evidenzia – gli ultimatum e le minacce di Di Maio sono irricevibili”.