Storia di un G7 inconcludente

Politica & Diritti

Quello appena concluso è stato un G7 decisamente inconcludente. L’unica nota rilevante è lo stanziamento di 20 milioni di euro a favore dell’emergenza Amazzonia; fondi utilizzati prevalentemente per inviare Canadair. Anche il Regno Unito si è unito annunciando un ulteriore concessione di 10 milioni di sterline. L’incontro riguarda i sette paesi più industrializzati del mondo: Usa, Giappone, Italia, Francia, Germania, Canada, Regno Unito, uniti ad una delegazione dell’Unione Europea. Uno dei grandi esclusi continua ad essere, dal 2014, ancora la Russia a causa dell’invasione della Crimea che gli è costata l’allontanamento. Trump, tuttavia, continua a chiedere ai leader del G7 di permettere a Mosca di partecipare all’evento a causa dell’importanza strategica dello stato russo, specie per la trattazione di alcuni temi delicati come la situazione in Corea del Nord, in Iran (quest’ultimo invitato a sorpresa da Macron) e in Siria. Nonostante sia ristretto a solo sette Stati, il club si arricchisce, di volta in volta, di paesi invitati dallo stato ospitante per dialogare su particolari temi; questa volta il presidente francese Macron ha invitato 24 delegazioni tra cui Australia, Cile, India e numerosi leader africani come Burkina Faso, Egitto, Senegal, Ruanda e Sudafrica. Un G7 che si è rivelato zoppo sin dalla sua partenza: la Francia di Emmanuel Macron, padrone di casa, fortemente indebolito dalle proteste francesi degli scorsi e mesi ma anche nella sua compagine di governo; gli Usa che con Donald Trump sono impegnati sia nella corsa alla rielezione ma anche dalla guerra dei dazi con la Cina; la Germania di Angela Merkel, all’ultimo mandato, sperimenta la prima recessione; il Regno Unito di Boris Johnson è in balia della Brexit, incapace di arrivare ad una soluzione conveniente per entrambi; l’Italia di Giuseppe Conte è a crescita zero e in piena crisi di governo, con un premier dimissionario; il Canada di Justin Trudeau è alle prese con nuove elezioni che stanno vedendo l’avanzata dei conservatori; il Giappone di Shinzo Abe costretto a dover fare un rimpasto di governo a causa della mancanza di una maggioranza sufficiente a cambiare la Costituzione. Il G7 di Biarritz non ha affrontato adeguatamente alcune questioni pregnanti come alcune aree problematiche come Siria e Corea del Nord, la guerra economica tra Cina e Stati Uniti, ma anche della Brexit. Nessuna decisione per quanto riguarda il nucleare iraniano, nonostante il tentativo di Macron di avviare un dialogo tra il Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif e Donald Trump. Niente di niente. Di fronte a questa inconcludenza, anche i fondi destinati all’Amazzonia sembrano pochi spiccioli. Di Sara Carullo