La trattativa Pd-M5s tra dubbi e sospetti

Politica & Diritti

Il partito democratico chiede chiarezza al M5S: “dite a Mattarella se state trattando solo con noi”. Tornano i veti dopo l’incontro tra zingaretti e di maio. Pd diviso sull’ipotesi di un nuovo incarico a conte. Prima riunione tra Partito Democratico e M5S. I grillini smentiscono di avere un tavolo con la Lega ma non fugano tutti i dubbi sul doppio forno. E Orlando, dopo un incontro con Zingaretti, dice: “Aspettiamo un passaggio formale con il Quirinale”. Nelle dichiarazioni ufficiali le due delegazioni parlano di “clima costruttivo” e di “ostacoli non insormontabili”. I 5 stelle insistono sul taglio dei parlamentari. Si’ del PD che pero’ chiede garanzie costituzionali. Di Battista tiene aperto uno spiraglio con la Lega: “Tutti ci cercano, alziamo la posta”. Grillo: la legge elettorale costringe M5s alle alleanze.
“Non ci sono ostacoli insormontabili”. Dopo due ore di confronto tra la delegazione del Pd e quella del M5s i capigruppo dei due partiti e il vicesegretario dem confermano che la trattativa e’ ormai avviata, anche se restano alcuni “nodi” che dovranno essere sciolti entro martedi’, quando si svolgera’ il secondo giro di consultazioni al Quirinale. Tempi strettissimi, dunque, per riuscire a trovare un accordo. Mentre Beppe Grillo è intervenuto con un elogio all’ex premier: “Conte l’elevato”, non va trattato come “una figurina” da sostituire. Poi, l’affondo su Renzi: “Ha tradito senza decenza la storia del suo partito”. Nel Pd rimangono forti perplessità:”Il Movimento 5 stella deve fare chiarezza, stop ambiguita’”, e’ stata la richiesta . “Aspettiamo un passaggio formale in questo senso, mi pare sia importante che questo sia detto in modo chiaro al capo dello Stato”, dice Andrea Orlando dopo un vertice al Nazareno. Dubbi alimentati anche dalle dichiarazioni di Alessandro Di Battista: “Ho visto nuove aperture della Lega al Movimento e mi sembra una buona cosa. Soprattutto perche’ non mi dispiacerebbe un presidente del Consiglio del Movimento 5 stelle”. E aggiunge: “Ho visto inoltre porte spalancate da parte del Pd. Zingaretti fa la parte di chi pone veti e condizioni ma in realta’ ha il terrore che Renzi spacchi il Pd”. Insomma, “tutti ci cercano. Alziamo enormemente la posta sulle nostre idee e soluzioni per il Paese”. Ma dal M5S assicurano: “Non abbiamo ulteriori tavoli in calendario con altre forze politiche”, dice il capogruppo alla Camera, Francesco D’Uva. Intanto in casa Pd si registrano le frizioni tra Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, accusato dall’ex segretario di essere il responsabile di manovre contro la riuscita del confronto tra Pd e M5s. Ferma la posizione di Zingaretti, che difende a spada tratta Gentiloni. Mentre Di Maio osserva: “Vedo che gia’ litigano…”. Sul fronte della Lega Matteo Salvini continua a lanciare messaggi agli ex alleati: “Le porte aperte della Lega sono infinite pur di evitare il ritorno di Renzi al governo”. Sullo sfondo si registra una prima “piena” convergenza tra dem e M5s sui punti programmatici. Che fa definire “positivo e costruttivo” l’incontro tra i capigruppo. “Non ci sono ostacoli insormontabili, poi ci sono alcune questioni che verranno spostate al tavolo dei capi politici, come e’ normale che sia”, dice il presidente dei senatori M5s, Stefano Patuanelli. “Sul tavolo non sono emersi ostacoli insormontabili, poi ci sono alcune questioni che verranno spostate al tavolo dei capi politici, come e’ giusto che sia”, aggiunge il capogruppo alla Camera, Francesco D’Uva. “Sui punti affrontati a livello preliminare non si presentano ostacoli insormontabili”, riferisce il dem Orlando. “Ampia convergenza sull’agenda sociale e l’agenda verde ambientalista. Quindi davvero questo e’ un buon inizio che potrebbe poi avere un esito a breve sulla legge di bilancio”, spiega anche Graziano Delrio. Il Pd non chiude nemmeno sul taglio dei parlamentari. Ma a precise condizioni: niente riforma senza nuova legge elettorale e garanzie costituzionali e sulle regole. La trattativa continua ma è appesa un filo. Quantomeno uno stallo. Il colloquio tra Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio avrebbe riportato sul tavolo veti che, in qualche modo, sembravano essere meno stringenti. Primo tra tutti la riproposizione di Giuseppe Conte per palazzo Chigi. Ipotesi che il segretario Pd ha ribadito come non ‘compatibile’ con la nascita di un governo di svolta. Un irrigidimento delle posizioni che tuttavia non certifica la fine del dialogo. La nota diffusa da fonti dem al termine del colloquio tra Zingaretti e Di Maio si chiude appunto con la conferma che il confronto continuerà nelle prossime ore. In un clima però che trova i dem non compatti sul no al Conte bis. L’area renziana non è pregiudizialmente contraria al ritorno del premier uscente a palazzo Chigi.