” 3 punti mai discussi”, renziani sconcertati

Politica & Diritti

di Mara Montanari e Giuseppe Greco

Sconcerto, per dirla con un eufemismo. Le tre condizioni ‘non negoziabili’ – e pesantissime nella trattativa con i 5 Stelle – che Nicola Zingaretti avrebbe posto durante il colloquio al Colle, secondo quanto riportato da alcuni organi di stampa, a quanto apprende l’Adnkronos, hanno provocato una certa tensione tra i renziani. A quanto si apprende da fonti dem, i 3 punti ‘non negoziabili’ posti da Zingaretti non sono stati posti durante le consultazioni oggi al Quirinale.

“Ci aspettiamo che vengano smentite” dice un big dell’area ricordando che è stata data “piena fiducia e pieno sostegno al segretario” e che “in Direzione non abbiamo né discusso né votato quei tre punti”. A quanto viene riferito, durante il colloquio al Colle, il più stringente sulla ‘non negoziabilità’ dei 3 punti (ovvero, come riporta ‘Repubblica’, abolizione totale dei due decreti sicurezza; accordo di massima, prima della formazione del governo, sulle misure della manovra economia; no alla legge della riforma sul taglio dei parlamentari come è stata scritta e votata fino ad oggi) sarebbe stato in particolare l’ex-premier, Paolo Gentiloni.

“Le tre condizioni poste da Zingaretti sono le traduzione dei 5 punti compresi nell’Ordine del giorno votato all’unanimità, per acclamazione, dalla Direzione del Pd”, spiegano all’Adnkronos altri fonti del Pd, chiarendo anche il merito dei “principi non negoziabili” cui ha fatto riferimento Zingaretti.

“E chiaro che la manovra venga scritta prima di dare l’incarico al premier, anche per avere tutte le garanzie per evitare l’aumento dell’Iva”, spiegano le stesse fonti che poi proseguono: “L’abrogazione dei decreti sicurezza era esplicitamente prevista nei 5 punti dell’Odg. Se arriva a Lampedusa la Sea Watch, magari mentre il governo giura, e sono ancora in vigore quei decreti cosa si fa? La nave va multata, sequestrata e le persone che sono a bordo bloccate?”.

Infine, specificano sempre le fonti Pd, “lo stop alla riduzione dei parlamentari è legata al lavoro da fare su una riforma organica, ampia, che comprenda anche il taglio dei parlamentari insieme a altri punti, a partire da una legge elettorale coerente”.