Hong Kong: le proteste continuano

Cronaca

La situazione a Hong Kong è sempre più tesa. Un ennesima protesta è stata organizzata nella città ad opera di un milione e 700mila manifestanti, numeri che hanno fatto preoccupare Carrie Lam, la Chief executive nominata da Pechino. Nella conferenza stampa di oggi ha dichiarato infatti di voler attivare una piattaforma di dialogo aperta e diretta con i cittadini. Una concessione che non ha di certo rassicurato i manifestanti: Bonnie Leung, una delle leader del Civil Himan Rights Front, commenta: “Non c’è niente di nuovo. La piattaforma di dialogo è uno show in cui emissari del governo organizzano incontri con membri delle comunità scelti da loro e parlano per un’ora”. Carrie Lam ha anche annunciato l’estensione dell’indagine dell’Ipcc, ossia l’organo indipendente che vigila sull’operato della polizia, con l’inclusione degli episodi più violenti accaduti nella protesta. Anche questa apertura è stata fortemente criticata poiché nell’organo, cosiddetto indipendente, sono presenti alcuni membri filo-Pechino.

Un ulteriore problema è la chiusura da parte di Facebook e Twitter di migliaia di account falsi creati in Cina e volti a screditare la protesta e alla sua manipolazione. In una nota di Twitter si sottolinea come: “Le indagini svolte hanno mostrato prove affidabili del fatto che l’attività degli account fosse frutti di un’operazione coordinata sostenuta da uno stato”. Lo stesso Facebook ha annunciato di aver eliminato falsi account cinesi: “Anche se le persone dietro questa attività hanno cercato di nascondere la loro identità, le nostre indagini hanno rinvenuto legami con individui associati al governo cinese”, si legge in una nota in cui viene precisato come le indagini abbiano riguardato sette pagine, tre gruppi e cinque account e siano nate sono le segnalazioni di Twitter.

Un altro problema si aggiunge alla fragile situazione precedente: l’arresto di Simon Cheng Man-Kit, cittadino di Hong Kong, di 28 anni, da parte del governo cinese. L’uomo, dipendente del Consolato inglese, si era recato a Shenzhen, per partecipare ad una conferenza, ma non ha mai fatto ritorno. La sua scomparsa è stata denunciata dalla fidanzata. Quest’ultima ha rivelato che l’uomo sarebbe in detenzione amministrativa, una condizione che ha una durata massima di 15 giorni. Tutto fa pensare ad un’azione punitiva nei confronti del Regno Unito da parte della Cina, visto il supporto alle proteste espresso dagli ex colonizzatori.

Di Sara Carullo