Nella fatal Avellino, il Bari perde e va fuori dalla Coppa Italia

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Dopo la Paganese liquidata 3-2 al San Nicola, oggi toccava giocare al Partenio di Avellino contro i “lupi” locali, la cui ultima gara si è giocata un paio di mesi fa in occasione della poule scudetto della serie D che ha visto il Bari soccombere immeritatamente. Una sorta di rivincita, dunque, questa gara di Coppa Italia, in attesa degli incontri più importanti del torneo di serie C. E la “fatale Avellino” ha colpito ancora. Ormai il Bari deve avere un conto da regolare in Irpinia. Ce ne faremo una ragione.

C’erano soprattutto da oliare i meccanismi in difesa dove, fino adesso, la squadra di Cornacchini ha mostrato qualche fisiologica crepa subendo quattro gol tra la gara contro il Pisa a Storo in ritiro dove ha subito due gol, ed altrettanti gol contro la Paganese, nelle cui azioni la difesa è apparsa incerta ma, di questi tempi, e con una difesa tutta nuova, c’era da aspettarselo, ma l’oliatura agli ingranaggi è soltanto rimandata alla prossima gara dal momento che Valerio Di Cesare non è stato convocato per un lutto familiare, al suo posto hanno giocato Perrotta, che sarebbe sceso in campo comunque, e Sabbione.

Usufruendo di diverse alternative nella rosa, Cornacchini cambia un po’ il volto del Bari, decidendo di mandare in campo un modulo tattico diverso dal precedente, vale a dire un 4-4-2, con qualche ritocco rispetto alla precedente partita: Frattali in porta, Berra, Sabbione, Perrotta (debutto in una gara ufficiale) e Corsinelli in difesa, Kupisz, Scavone, Schiavone (anch’egli all’esordio) e Terrani a centrocampo, Simeri ed Antenucci in avanti

Al Bari serviva un punto per proseguire l’avventura in Coppa dal momento che l’incontro tra Paganese ed Avellino era terminato in pareggio e, di tanto Cornacchini non ammetteva frenate di alcun tipo nonostante la formazione diversa. L’allenatore marchigiano, infatti, ci teneva molto a proseguire il cammino in Coppa Italia anche perché al Bari sarebbe bastato un punto per passare il turno. Ma ormai, la Coppa Italia, per l’allenatore di Fano, sembra stregata.

E chi è sceso in campo ha, comunque, dimostrato di non avere ancora le “gambe”, la condizione e la brillantezza necessarie per poter affrontare il campionato, pur tuttavia non hanno sfigurato al cospetto di un Avellino in ritardo di preparazione e con qualche problema societario da risolvere, ma col cuore e con la determinazione hanno messo in difficoltà il Bari.

Un risultato che in pochi si aspettavano a causa della condizione fisico atletica dell’Avellino che temeva questa gara, temeva di essere subissato dai colpi del Bari decisamente più pronto nella preparazione, ma la gara, come spesso accade nel calcio, ha preso una piega diversa. Il Bari ha perso la gara nonostante abbia attaccato per 85 minuti lasciando agli irpini solo esigue ripartenze che hanno prodotto solo il calcio di rigore col quale è riuscito a battere il Bari.

Il gran caldo che ha influito sulla resa della gara, con l’Avellino che si è difeso bene, a cinque, e che ha provato con attenzione a cercare la ripartenze, dimostrando una inusitata compattezza ed anche una solidità, caratteristiche che han lasciato pochi spazi. Per contro il Bari ha provato a fare la partita con la qualità dei singoli, poco chiara l’intesa tra Simeri ed Antenucci causato anche dalle buone chiusure dei difensori irpini, ma tutto sommato la pressione si è intravista.

Nel primo tempo è il Bari che fa la partita e che difende bene con i suoi uomini che levano le castagne dal fuoco in un paio di occasioni.

Diverse le occasioni da rete per il Bari che ha sprecato. Si fa subito pericoloso con un gol annullato a Simeri per fuorigioco e con un ottimo lancio per lo stesso Simeri, ma l’uscita del portiere sulla linea di area di rigore lo ha anticipato. Era un’occasione ottima da rete.

E’ un Bari tonico, pimpante, in palla che spinge sull’acceleratore aprendo varchi nella difesa irpina, attua un pressing molto alto sul possesso palla dell’Avellino e si rende spesso pericoloso. Tap in mancato da Perrotta su un corner pericoloso, a porta vuota, liberissimo in scivolata ha tirato alto, un gol clamoroso sbagliato.

Ci prova Antenucci da fuori area ma il tiro è debole ed il portiere irpino para senza problemi.

L’Avellino prova a reagire e crea un paio di grattacapi alla difesa ma la produzione è tutta qua.

Terrani crea scompiglio sulla sinistra con azioni manovrate dei centrocampisti che poi sintetizzano sull’ala esterna il quale, con un gioco un po’ alla Galano, tra cross, puntate sull’uomo con relativi salti, e tiri in porta si rende molto pericoloso.

Poi c’è una punizione di Schiavone dal lato, sul cross Sabbione colpisce il pallone di testa svettando in alto ma il pallone esce di un soffio fuori.

Ci prova, poi, Scavone con un missile dal limite che finisce di un soffio alto sulla traversa.

Quindi, sul finale, su punizione Schiavone tira nello specchio della porta ma la barriera devia il pallone in corner.

Nel secondo tempo spazio a Costa per Berra senza modificare il modulo. Al 7’ l’episodio che regolerà la partita: fallo di mano di Perrotta in area e l’arbitro concede il rigore realizzato da Dipaolantonio. Un vantaggio senza dubbio immeritato, ma nel calcio, si sa, le cose funzionano così.

Il Bari pecca un po’ di velocità della palla, tanto è vero che solo quando ha fatto girare la palla  a terra ha creato le cose più pericolose, in più fa fatica a creare azioni importanti lasciando all’Avellino il pallino del gioco.

Deve pensare a qualcosa di diverso Cornacchini, i movimenti sono lenti e sbagliati, e allora ecco che si concretizza un triplo cambio: dentro Neglia, Floriamo e Folorunsho al posto di Terrani, Corsinelli e Antenucci (oggi parecchio sotto tono) con Kupisz che arretra a terzino ed il tridente d’attacco che si forma è lo stesso dello scorso anno.

Il Bari, paradossalmente, non risulta mai pericoloso dopo aver subito la rete di svantaggio. E questo è un grosso limite su cui Cornacchini dovrà lavorare.

La squadra cala alla distanza, il Bari abbassa la sua intensità rispetto al primo tempo  quando faceva pressing alto, ora si trova a difendersi e a metter il muso fuori area senza concretizzazione. Ma è questione di poco perché dal 30’ è un assedio alla difesa avellinese, anche se senza risultato. Ci prova Floriano con un tiro al volo di destra dal limite area ma il pallone va fuori.

Esce Scavone entra Ferrari, Bari a trazione offensiva per cercare il pareggio che lo qualificherebbe al turno successivo.

Simeri, di tacco, fa gol ma la sua posizione è in fuori gioco su un’azione di Neglia fac-simile di quella con la Paganese quando smarcò Terrani di tacco, ma l’arbitro annulla per una presunta posizione di fuori gioco che, rivista, non c’era. Ma ormai ad Avellino se non ne annullano due di gol al Bari non sono contenti.

La gara si appiattisce e si intravedono solo lanci lunghi, non si gioca più a centrocampo, il Bari è scoperto e rischia qualcosa.

La superiorità del Bari è chiara e si vede, ma  le difficoltà sono tante ma, forse, il risveglio è tardivo.

Sul finale, un secondo calcio di rigore negato al Bari su un evidentissimo tocco di mano di un difensore bianco verde in area di rigore, ed una occasione gol di Neglia che perde il tempo per tirare in porta. La gara finisce qui. Il rammarico è tanto. Sarà pure calcio d’agosto e il trofeo in palio è quello che è, ma fa sempre rabbia perdere una gara per giunta da vincere a mani basse. Schiaffo terapeutico? Non lo sappiamo, fatto sta che una sconfitta, sebbene non faccia mai piacere e a nessuno, serve sempre per migliorarsi e capire dove oliare i meccanismi, Oggi han giocato praticamente tutti tranne D’Ursi e Di Cesare. Cornacchini avrà ancora molto da lavorare anche se, a dire il vero, per ciò che concerne la manovra, la pericolosità, la concretezza e le azioni gol, la squadra non è apparsa in ritardo. Anzi. E da domenica prossima vale.

Massimo Longo