Un forte rallentamento forte per quella che era la locomotiva d’Europa

Cronaca

I dati della produzione industriale tedesca a giugno hanno indicato un drammatico, un rallentamento forte per quella che era la locomotiva d’Europa. Ancora più drammatico è quello che mostra l’andamento degli ordini, con una sempre più dipendenza da ordini provenienti da paesi extraeuropei, dove lo spiazzamento per svalutazione da parte di altre nazioni con politiche valutarie aggressive è molto più semplice.

L’Europa e l’area euro non crescono per mancanza di spesa interna, pubblica e privata. Aspettarsi che i privati, senza adeguate politiche fiscali, ricomincino a consumare ed investire di propria volontà è piuttosto aleatorio. Sarebbe necessaria una politica fiscale fortemente espansiva, ma il continente si divide fra chi non la può fare, pur volendolo, a causa di limiti e di una concezione economica ordoliberista della commissione, e chi non la vuole fare, perchè è il genitore di questa ideologia. Eppure, tornando ai limiti del trattato di Maastricht originale ci sarebbero ampi spazi per crescere.

Il trattato prevedeva un limite, fissato arbitrariamente, del deficit/PIL pari al 3%. Limite arbitrario, non seguito da altre nazioni (gli USA  han fatto 3,8% nel 2018, il Giappone 3,8%, il Brasile il7,1%), o aree monetarie (la futura area monetaria africana prevede un limite al 4%), ma comunque un’indicazione. Quale deficit PIL è previsto per l’area euro, per l’Unione con ancora il Regno Unito, e per la la maggiore economia nel 2019?

Ecco i dati dei rapporti deficit PIL (database AMECO):

Area Euro: 0,9%

Unione Europea 1%

Germania 1%

Quindi gli spazi di spesa liberi, senza superare i limiti di Maastricht, sarebbero i seguenti:

Area Euro 2,1%

Unione Europea 2%

Germania 2%

Passando dalle percentuali ai numeri, gli spazi di spesa utilizzabili, rispettando il limiti di Maastricht, sarebbero i seguenti:

Area Euro 249,9 mld euro

Unione Europea 328,4 mld euro

Germania 69,5 mld euro

Per singolo anno. Ora immaginiamo che questi soldi vadano tutti in investimenti, quindi con un moltiplicatore unitario (in realtà sarebbe superiore, ma siamo prudenti), avremmo l’effetto di quasi triplicare la crescita prevista , portandola a livelli Nord Americani. Naturalmente una scelta del genere dovrebbe essere ripetuta anche nel 2020, perchè non possiamo pensare di completare investimenti, anche solo manutentivi in un singolo esercizio, ma l’effetto rotolerebbe almeno nei tre esercizi successivi.

Si tratterebbe di una banale, e molto limitata, applicazione dei principi keynesiani di politica economica anticiclica. Una  ventata di realismo in una politica economica europea ormai autoreferenziale, che crea output gap e NAIRU ormai totalmente insensati e scritti tanto per tener occupate delle sedie e vuote delle teste. Sarebbe in fondo semplice: basterebbe volerlo. Purtroppo ho la sensazione che molta gente, all’estero,ma anche in Italia, preferirebbero morire di fame pur di non sconfessare alcuni principi sbagliati sui quali hanno fondato le loro credenze. Quando i fatti cambiano,io cambio la mia opinione,diceva Keynes, ma non aveva mia avuto a che fare coi tedeschi.