Cassazione si pronuncia sui fondi Lega: prescrizione per Bossi e Belsito. Riconfermata la confisca dei 49 milioni

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La Cassazione, in seduta plenaria, ha declarato la prescrizione del reato di truffa per Umberto Bossi e Francesco Belsito. Rimane invariata la confisca dei 49 milioni di euro a carico del movimento della Lega

Written by:  Monica Montanaro

La Corte di Cassazione, riunita in camera di consiglio, ha deliberato la sua sentenza rispetto al caso penale dei fondi dissipati dalla Lega. La stessa Cassazione ha emesso la sua decisione nei confronti degli imputati sotto giudizio in tale processo penale, ovvero, l’ex leader della Lega Umberto Bossi e l’ex tesoriere del partito Francesco Belsito.  La sentenza osserva la prescrizione del reato di truffa a favore di entrambi gli imputati, mentre viene riconfermata la decisione della confisca dei 49 milioni di euro addebitabili al movimento leghista, il cui segretario attuale è Matteo Salvini. Altro punto saliente immanente alla sentenza attiene all’annullamento delle confische nei confronti dei beni appartenenti ai due imputati.

La sezione feriale penale della Corte ha, infatti, soppresso senza rinvio “agli effetti penali” per prescrizione la condanna per truffa pendente giudizialmente sui due imputati. Mentre resta valente la probabilità futura di condurre un’azione risarcitoria da versare alle parti civili contrapposte, riconducibili al soggetto giuridico di Camera e Senato.

Per quanto concerne la situazione penalistica dell’ex tesoriere Belsito, la Cassazione non è intervenuta in merito al capo d’imputazione di appropriazione indebita, il ché ha inciso conseguentemente sull’irrevocabilità della responsabilità penale per tale reato ricadente sullo stesso Belsito. La risoluzione di tale capo d’imputazione ricadrà sotto la giurisdizione della Corte d’appello di Genova, la quale in un prossimo processo d’appello bis dovrà rideterminare la pena a carico dell’imputato.

 La Cassazione si è espressa, altresì, in merito agli altri imputati, i tre ex revisori dei conti, emettendo la sua sentenza: assoluzione “perché il fatto non sussiste” nei confronti di Stefano Aldovisi, mentre per Diego Sanavio e Antonio Turci sono state confermate le condanne a 8 mesi di reclusione per il reato ad essi imputabile riguardante l’indebita percezione di erogazioni di denaro pubblico a detrimento dello Stato.