Lettera aperta alla cittadinanza e all’amministrazione

Cronaca

MOLFETTA – Una nuova moda sta impazzando per le vie del corso da questa primavera. Potremmo definirla la moda del curiosone, per non dire del guardone. Un gioco che consiste nell’occupare in modo stabile le sedute del corso Umberto, per osservare senza discrezione clienti e passanti che si muovono tra le vetrine del centro del commercio urbano. Il gioco prevede commenti ad alta voce sui passanti, telecronache degli acquisti, valutazioni su abbigliamento e capacità di spesa dei cittadini. Più il commento è cinico e sprezzante, maggiori sono i punti in palio. La finalità non è chiara, mentre è evidente l’effetto: inibire gli acquisti e deturpare l’immagine della città.

Insomma, in questo gioco mortificante, i punti in palio si perdono, non si acquistano. Ci perdono tutti. Una moda che rivela tutta la natura provinciale di una città che da un lato cerca di emanciparsi, ma dall’altro continua a sprofondare in dinamiche grette e asfissianti. Uno degli aspetti più avvilenti di questa faccenda è che la riqualificazione del corso Umberto ha sortito effetti del tutto imprevedibili, anziché potenziare il commercio urbano e la qualità della fruizione degli spazi pubblici.

Una città non è altro che una fitta tessitura di uomini e spazi. Quanto più gli spazi risultano coerenti con esigenze reali e condivise, tanto più la vita nella città si sviluppa in modo organico e armonioso. Questa semplice considerazione implica una responsabilità fondamentale: la responsabilità della scelta. Non si possono accontentare sempre tutti, bisogna scegliere. Gli spazi devono essere funzionali a delle scelte di fondo sulla vita della città. Al contrario, nessuna esigenza è soddisfatta, o addirittura, alcuni bisogni vengono soffocati, a detrimento del bene pubblico.

È il caso del commercio nel centro città. Non si tratta di una rivendicazione di qualche commerciante, ma di un asse fondamentale per la vita della nostra comunità. Il commercio di prossimità continua a fornire sostentamento a migliaia di cittadini (le famiglie dei commercianti, dei commessi, dei fornitori), nonché ad alimentare un indotto che altrimenti si sposterebbe altrove. Progettare la fine del commercio nel centro urbano equivale a generare una più profonda e lancinante crisi economica e sociale nella città. Se è questa l’intenzione, ovvero alimentare il parcheggio di cittadini non occupati dediti al pettegolezzo e alla molestia dei clienti del Corso, al fine di spostare definitivamente altrove quello che rimane del commercio urbano, bisogna avere il coraggio di dirlo con chiarezza.

Le associazioni dei commercianti del centro urbano rimangono vigili e attentissime alla qualità del “sistema centro”. È per questo che Molfetta Shopping e Molfetta in centro, nell’esprimere solidarietà ai commercianti che subiscono ogni giorno la “moda del curiosone”, sostengono l’ipotesi di discutere la rimodulazione degli arredi urbani del Corso Umberto, incrementare il controllo sul senso civico e rianimare in modo intelligente le vie del centro.

Questo significa anche selezionare le iniziative culturali e di animazione. Una prospettiva di valore è quella che non guarda alla quantità di persone parcheggiate al centro, ma alla selezione dei target di interesse. Una vitalità sana del centro urbano che metta a sistema commercio, cultura e servizi ai cittadini. Un primo passo sarebbe quello di eliminare mercatini con bancarelle generaliste e di basso valore, ma di programmare attrattive davvero selezionate.

Infine, lo diciamo con chiarezza e senza equivoci: l’ipotesi dell’apertura al traffico automobilistico di Corso Umberto non è all’ordine del giorno. Non esiste un esempio virtuoso di un simile passo indietro. Aumentare l’inaccessibilità del centro, rendere ancora più nevrotica la passeggiata al Corso (forse sarebbe più corretto definirla odissea), ridurre significativamente la già scarsa possibilità di parcheggiare, ammorbare di gas tossici le vie dello shopping: questi sarebbero gli esiti di una tale sciagurata ipotesi. Basterebbe verificare l’aumento di veicoli su gomma dagli anni ’80 ad oggi per rendersi conto di come riaprire il traffico sul Corso sarebbe devastante per il commercio. Piuttosto serve controllo e senso civico.

Non sorprendiamoci, altrimenti, per le tristi conseguenze del provincialismo locale. Molfetta merita altro. Molfetta in centro e Molfetta Shopping collaboreranno con tutte le realtà (commercianti, associazioni e amministrazione) che lavoreranno per l’emancipazione del centro verso il futuro.