Triola: “Al festival della Valle d’Itria sia riconosciuto status di assoluta rilevanza”

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Il direttore artistico, ‘è un unicum nel panorama italiano e perfino europeo’

Una scena dal ‘Matrimonio segreto’ al Festival della Valle d’Itria

di Pippo Orlando

Non solo la stalker del direttore d’orchestra Sesto Quatrini, fortunatamente arrestata. L’edizione 2019 del Festival della Valle d’Itria ha avuto ben altri motivi di interesse, a partire dalla messa in scena della rarissima ‘Ecuba’ di Nicola Manfroce, che ha fatto il pienone di pubblico ed è stata salutata con ben quindici minuti di applausi, fino alla riproposta di un capolavoro assoluto del teatro musicale, ‘Il matrimonio segreto‘ di Domenico Cimarosa, opera fino a trent’anni fa regolarmente ‘di casa’ sui palcoscenici italiani e poi inspiegabilmente uscita dal repertorio. “Questo Festival è una creatura fragile e preziosa, un unicum nel panorama italiano e perfino europeo, in tempi di globalizzazione come i nostri in cui i teatri d’opera fanno spesso proposte ripetitive”, spiega il direttore artistico Alberto Triola.

Nato nel 1975 su iniziativa di un gruppo di appassionati musicofili tra i quali Paolo Grassi, all’epoca sovrintendente della Scala, il Festival di Martina Franca “cerca di portare avanti una proposta originale. All’epoca sembrava un’utopia fare un Festival in un paese sconosciuto dedicato a opere rare. Oggi la sfida si trasforma e si amplifica perché si tratta ditenere fede a quell’identità e di evitare le proposte facili cui sono sottoposti altri soggetti italiani, schivando però rischio di trasformare la rassegna in una riserva per pochi iniziati, musicologi e melomani alla ricerca della rarità assoluta. Una via di mezzo – dice Triola – che eviti il bivio cui sono arrivate molte fondazioni liriche di avere un repertorio ridotto a non più di dieci titoli, perché questa a mio parere è l’autostrada verso la fine di questo genere di spettacolo. E credo che il Festival della Valle d’Itria stia raggiungendo l’obiettivo, aumentando non solo il numero del pubblico, ma anche la sua stratificazione: non più soltanto melomani fanatici di rarità, ma spettatori culturalmente curiosi e attenti, che qui a Martina Franca uniscono l’emozione di una scoperta culturale al contesto paesaggistico straordinario”.

Per questo, secondo Triola, il Festival di Martina Franca è maturo perché il Mibac, come già fatto con altre rassegne italiane, “gli riconosca lo status di Festival di assoluta rilevanza. Una condizione che gli consentirebbe l’accesso a un contributo extra Fus strutturale annuo. Credo abbia maturato tutte le patenti per essere ammesso in questo ‘salotto buono’, grazie ai critici che arrivano da tutta Europa, alle dirette di Rai3, le differite su Rai5. Inoltre è l’unica kermesse che difende la cultura operistica del ‘600, ‘700 e ‘800 italiano in maniera cocciuta in un territorio difficile per il reperimento delle risorse private. Godere di questo status, quindi, gli darebbe uno slancio per il futuro“.

La rassegna pugliese da anni si ripropone di mettere in scena opere rare di compositori italiani come Porpora, Manfroce, Cimarosa, Vinci, molto attivi in Europa e tuttora eseguiti nei teatri del continente ma quasi per niente in Italia. “Riproporre ‘Il matrimonio segreto’, che non è un titolo raro o sconosciuto – osserva Triola – ha significato dare un segnale a tutti, dal legislatore ai giovani. E’ un capolavoro e la lettura che ne ha dato Pier Luigi Pizzi (che ha curato regia, scene e costumi anche dell”Ecuba’, ndr) mettendo in scena una famiglia di oggi, con gli scontri sociali e generazionali che il libretto e la musica contengono, dimostra che non è necessario allestire uno spettacolo d’opera con cipria e crinoline“. I temi affrontati dai grandi capolavori, infatti, sono sempre attuali.

E poi, “l”Ecuba’ di Manfroce, un titolo praticamente sconosciuto, che ha visto il cortile di Palazzo Ducale, dove è andata in scena l’altra sera, pieno di pubblico che dopo un’ora e cinquanta è letteralmente esploso in 15 minuti di applausi. Mi sembra un risultato estremamente significativo. Un’opera rara destinata non a pochi eletti, ma a tutti perché, come insegnava Paolo Grassi, la cultura deve essere rivolta a tutti e non solo a pochi. In questo credo che abbiamo centrato l’obiettivo. Se c’è qualcosa che può mantenere in vita la ricerca musicologica è la possibilità di applicarne i risultati sul campo, come è avvenuto con il Festival della Valle d’Itria, che ha dietro una grande ricerca musicologica e straordinari interpreti capaci di dare vita a opere di rarissima esecuzione. Stasera abbiamo l”Orfeo’ di Porpora e c’è il tutto esaurito“, chiosa soddisfatto Triola.

Il quale rivendica inoltre la grande capacità organizzativa del Festival: “Esserci ritrovati due giorni prima del debutto di ‘Ecuba’ senza direttore d’orchestra e senza protagonista (il maestro Fabio Luisi è ammalato e il soprano Carmela Remigio, che canterà domenica sera, era indisposta alla prima, ndr) ed essere riusciti in poche ore con le risorse minimali che abbiamo a trovare un direttore come Sesto Quatrini, che ha studiato 24 ore al giorno, e dalle aule dell’Accademia Celletti una sconosciuta come Lidia Fridman, che ha avuto un quarto d’ora di ovazioni, secondo me è un segno di enorme capacità organizzativa. Questo non è stato rilevato e mi dispiace, perché altrove sarebbe stato cancellato lo spettacolo. Riuscire a mettere in scena non una ‘Tosca’ o una ‘Bohème’, ma ‘Ecuba’, e con successo, nonostante tutto, non è una cosa normale. E questo attingendo ai pochi fondi che abbiamo – scandisce il direttore artistico – che sono il Fus, il contributo della Regione Puglia e quello del Comune di Martina Franca, oltre a qualche sponsor privato. Gli artisti vengono qua perché sposano un progetto – conclude Triola – perché se dovessi fare il Festival sulla base delle logiche di mercato, con i mezzi che ho farei la metà. Per questo spero si metta in moto il meccanismo di riconoscimento dello status di Festival di assoluta rilevanza”