India. Radicali indù bruciano vivo un ragazzo musulmano

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Il giovane di 17 anni si era rifiutato di intonare l’inno «Jai Shri Ram» a Rama, la settima incarnazione della divinità Visnù. L’omicidio è l’emblema di come vengono trattate le minoranze religiose nel paese: «I radicali indù sono come l’Isis»

Un ragazzo musulmano di 17 anni è stato bruciato vivo in India da un gruppo di radicali indù. Il giovane si era rifiutato di intonare l’inno «Jai Shri Ram» a Rama, la settima incarnazione della divinità Visnù. L’incidente è avvenuto nella notte tra il 28 e il 29 luglio e il musulmano è morto per le ferite il 30 luglio.

Mohd Khalid è stato rapito nella notte nello Stato di Uttar Pradesh e cosparso di kerosene. Dopo aver riportato ustioni sul 50 per cento del corpo, è morto. Il governo locale, così come quello federale, è guidato dal partito nazionalista Bjp, accusato di tollerare i crimini compiuti nel nome dell’induismo.

«RADICALI INDÙ COME L’ISIS»

«È scioccante», ha dichiarato il vescovo emerito di Bijinor, Gratian Mundadan. «Incidenti simili terrorizzano gli abitanti pacifici di questo paese». Nehemiah Cristie, attivista per i diritti umani, ha aggiunto parlando con UcaNews che l’episodio è emblematico di come vengono perseguitate le minoranze religiose in India: «Questo non è il paese reale: quando un gruppo di fanatici prende un ragazzo non indù, lo lincia e poi pubblica il filmato dell’incidente sui social media… è qualcosa di diverso. Purtroppo il governo blandisce coloro che perpetrano simili atti, ma deve difendere tutti i cittadini».

Secondo A.C. Michael, leader cristiano, i radicali indù non si comportano diversamente dallo Stato islamico in Iraq e Siria. «L’attitudine è la stessa: o aderisci al loro credo o vieni ucciso».

PERSECUZIONE DELLE MINORANZE RELIGIOSE

L’induismo è la prima religione nel paese e vi appartengono 966,3 milioni di persone su 1,4 miliardi di abitanti, cioè il 79,8 per cento della popolazione. I musulmani rappresentano appena il 13,4 per cento della popolazione (138 milioni) e i cristiani il 2,3 per cento (24 milioni di fedeli). Eppure gli estremisti indù percepiscono le minoranze come una minaccia, invocando spesso la loro «sterilizzazione». Da quando il premier del Bjp Narendra Modi è salito al potere nel 2014 (a maggio ha vinto un secondo mandato), gli attentati contro le minoranze si sono moltiplicati. Se nel 2014 si sono registrati ad esempio 147 episodi di violenza contro i cristiani, solo nel primo trimestre del 2019 sono saliti a 216. Dal 2014, inoltre, l’India è salita dalla posizione 28 alla 10 nella World Watch List di Porte Aperte (la lista dei primi 50 paesi dove più si perseguitano i cristiani).

L’atteggiamento dei nazionalisti è in generale ben spiegato da questo episodio raccontato da padre Savarimuthu Sabkar, portavoce della diocesi di Delhi:

«Nel 2014 ho incontrato Narendra Modi, la vigilia di Natale, con un gruppo di vescovi. Lui ci ha detto che non potevamo vivere insieme. Come può un primo ministro dire una cosa simile? Noi abbiamo reagito e lui ci ha detto che avrebbe protetto la nostra minoranza perché era comunque sua responsabilità. Ma le sue parole ci hanno sconvolto. Non sono infrequenti dichiarazioni di politici del Bjp, secondo i quali bisogna liberare l’India da cristiani e musulmani entro il 2021. Tutto ciò è molto preoccupante».

Foto Ansa