Il suicidio assistito e l’esempio ingannevole

Cronaca

Massimo Gandolfini, in un articolo intitolato “Eutanasia e suicidio assistito: due facce della stessa medaglia”, apparso sul quotidiano online In Terris, scrive tra l’altro: «Facciamo un esempio: se vedi un tale che si è gettato dal ponte e sta affogando mica ti passerà per la mente di gettarti in acqua e tentare di salvarlo? Quel tale ha esercitato il suo diritto di autodeterminazione e tu – cittadino esemplare – hai il dovere di non interferire, limitandoti invece ad “aiutarlo” nel suo proposito, restandotene sul parapetto del ponte a guardare!»

Eugenia Roccella, durante una trasmissione televisiva (“Domenica In” del 29 novembre 2010), disse: “La libertà di morire è una libertà contro l’umano tanto è che se noi vediamo che una persona si sta suicidando interveniamo”.

Marco Travaglio, su Il Fatto Quotidiano del 2 dicembre 2011, scriveva: “Se incontriamo per strada un tizio che sta per buttarsi nel fiume, che facciamo: lo spingiamo o lo tratteniamo cercando di farlo ragionare?”.

Quanti hanno fatto quest’esempio ingannevole, e quanti lo faranno ancora? Innanzi tutto c’è da osservare che non possono essere messe sullo steso piano la persona che in un momento di sconforto, di disperazione, sta per gettarsi da un ponte o sotto il treno, e che magari è in piena salute fisica, e che magari ha ancora lunga vita davanti a sé, e la persona malata che soffre indicibilmente e non ha speranza alcuna di guarigione. Sono situazioni diverse, non paragonabili. E poi c’è da osservare che con la persona che chiede il suicidio assistito ci si comporta esattamente come ci si comporta con chi sta per gettarsi da un ponte: si cerca di dissuaderlo, non si battono le mani e gli si dice che ha avuto una splendida idea. Nessuno, alla richiesta del DJ Fabo di morire, avrà subito risposto: “Ma certo, vuoi morire? Ti aiutiamo con tutto il cuore!”.

Scrive ancora Gandolfini: “Quando un’azione è malvagia, come l’aiuto al suicidio, tale rimane in ogni occasione”. E non è vero. Si sbaglia. L’omicidio, ad esempio, è azione malvagia, ma non è tale quando si tratta di salvare la vita di un innocente. E’ lecito uccidere per legittima difesa. Ebbene, ilsuicidio è una sorta di legittima difesa. L’aggredito non è in grado di “uccidere” l’ingiusto aggressore (la disperazione, lo sconforto estremo, la sofferenza estrema senza speranza), ed allora si sottrae alla sua violenza, uccidendo se stesso. Aiutarlo è opera buona.

Renato Pierri