Bello lo “slow travel” alla Greta (se sei ricco e non hai un tubo da fare)

Politica & Diritti

Impazzano i viaggi ecocompatibili. Ma quanti comuni mortali posso investire un sacco di soldi e un sacco di tempo in spostamenti green?

Bello lo “slow travel” (“viaggiare lentamente”) alla Greta Thunberg, ecocompatibile e foriero di esperienze esistenziali profonde come può essere una traversata dell’Oceano Atlantico dall’Inghilterra a New York in barca a vela. Ma non è per tutti: se volete praticarlo dovete essere molto ricchi oppure non avere un cavolo da fare. Come Greta Thunberg e il rampollo monegasco Pierre Casiraghi suo prossimo compagno di viaggio, appunto. Ma se siete un comune mortale, uno che ha pochi giorni di ferie e non troppo denaro a disposizione, la scelta dell’aereo è quasi inevitabile.

MAI FATTO MADRID-LONDRA IN TRENO?

Giusto un paio di giorni prima dell’annuncio che l’attivista ambientalista svedese avrebbe raggiunto New York, dove il 23 settembre prossimo si terrà il Climate Action Summit delle Nazioni Unite, con una traversata velistica oceanica, la piattaforma Flightradar24 ha reso noto che il 26 luglio scorso è stato realizzato il record mondiale di voli in un solo giorno: quel venerdì in tutto il mondo sono decollati e atterrati 230 mila aerei! Emissioni a go-go, evidentemente. Metà di quei passeggeri avrebbero potuto e dovuto prendere piuttosto il treno? Normalmente avrebbero speso di più, e soprattutto ci avrebbero messo molto più tempo. Se fate una banalissima ricerca in rete per organizzare un viaggio Madrid-Londra in piena estate (poniamo: partenza il 2 agosto e rientro il giorno 9), scoprirete che non solo, come è ovvio, in treno ci mettereste molto di più (22 ore e 30 minuti con 4 cambi) che in aereo (2 ore e 20 minuti senza scali); scoprirete anche che spenderete molto di più col primo dei due mezzi: un volo andata e ritorno in classe Economy vi costerà 257 euro, mentre viaggiare in treno in seconda classe vi costerebbe 425 euro per il solo viaggio di andata!

Secondo l’antropologo socio-culturale Noël Salazar, studioso della mobilità e specializzato in flussi turistici all’Università cattolica di Lovanio, lo slow travel è strutturalmente incompatibile con una delle esigenze più importanti di chi va in vacanza: economizzare il tempo. «I francesi dispongono di 36 giorni di ferie pagate all’anno, i tedeschi e gli irlandesi di 29, gli statunitensi solo di 15. Per non parlare di cinesi e indiani, che si affacciano solo ora sul mercato turistico». Destinare una parte importante del tempo delle vacanze all’utilizzo di un mezzo di trasporto più lento sembra essere un lusso che poche persone possono accordarsi. Non è un caso che a manifestare interesse per i benefici dello “slow travel” risultino essere i componenti dello spezzone più alto del mercato turistico: nel 2017 il network Traveller Made, che riunisce 250 agenzie turistiche di lusso che si occupano di organizzare le vacanze dei super-ricchi (non si fanno più chiamare agenzie di viaggio o agenzie turistiche, ma “Travel Designers”) ha diffuso delle statistiche secondo cui il 29 per cento dei loro clienti indicano lo “slow travel” fra le caratteristiche imprescindibili della vacanza che chiedono all’agenzia di organizzare per loro. Beati loro.