La Buona Cardiologia nasce da   un perfetto gioco di squadra

Benessere & Medicina

Cronaca a lieto fine grazie alle donne e agli uomini del Dipartimento di Cardiologia e Cardiochirurgia di Mater Dei Hospital di Bari  

Di Riccardo Guglielmi

Protagonista una sig.ra di 75 anni, E.P, ricoverata in Cardiologia per dolori in sede toracica che comunemente sarebbero stati etichettati non patologici ma che al contrario hanno suscitato il serio sospetto di approfondimento diagnostico in un cardiologo di lungo corso, in questo caso amico di famiglia, consultato. La scelta del ricovero è caduta sulla Cardiologia del Mater Dei Hospital, accreditata con il Servizio sanitario regionale, perché l’equipe di Cardiologia, diretta da Vincenzo Pestrichella, grazie all’efficiente e flessibile programmazione dei prericoveri, è riuscita a rendere i tempi di attesa, biblici degli ospedali pubblici,  molto rapidi e più vicini alle esigenze di chi chiede assistenza e cure.

«La stessa mattina del ricovero – afferma Prestichella – la paziente è stata sottoposta a coronarografia. Subito abbiamo visto la severità del caso. Il tronco comune della coronaria sinistra presentava un aneurisma, un’abnorme dilatazione,  a rischio di rottura improvvisa, dal sicuro esito drammatico. L’indicazione era cardiochirurgica poiché una immediata procedura interventista, angioplastica e stent, sarebbe stata molto rischiosa».  E’ quando il giuoco si fa duro che i duri scendono in campo.  Dopo pochi minuti Sergio Maria Caparrotti, il direttore della Unità di Cardiochirugia, chirurgo che può vantare oltre 800 interventi l’anno, esaminata la coronarografia, disponeva il trasferimento nel suo reparto, strategicamente ubicato sullo stesso piano della Cardiologia.

«La rarità della lesione, evidenziabile in ampie casistiche solo nello 0.1% dei pazienti sottoposti a coronarografia  – commenta Sergio Caparrotti – la difficoltà di rilevamento della sede anatomica e il rischio di lesioni vascolari intraoperatorie faceva prevedere un’alta difficoltà tecnica dell’intervento, comunque necessario per la nostra signora». Eliminato l’aneurisma,  per impedire successive ostruzioni trombotiche, il dott. Pestrichella procedeva all’impianto di uno stent per rendere quella parte della coronaria libera da ulteriori restringimenti. Terminata la parte chirurgica dopo pochi giorni la paziente era trasferita nella Riabilitazione cardiologica dello stesso ospedale, diretta da Gianfranco Antonelli. Ma la disavventura della signora non era ancora terminata. Durante la degenza in Riabilitazione il monitoraggio elettrocardiografico evidenziava improvvisi blocchi della conduzione dell’impulso elettrico.  Era necessario nuovo trasferimento in Cardiologia per impianto di pace maker.

«Lo studio clinico  del caso e la comparsa parossistica del blocco atrio ventricolare – riferisce Cosimo Damiano Dicandia, cardiologo elettrofisiologo noto a livello nazionale per il trattamento invasivo con radiofrequenza e tecnica di mappaggio 3D CARTO – faceva escludere una complicanza chirurgica. Si trattava di una ulteriore patologia cardiologica, localizzata nel sistema elettrico di conduzione, in questo caso a livello del nodo del Nodo Atrio Ventricolare, sede del collegamento elettrico tra atri e ventricoli. L’impianto di un pace maker bicamerale ha risolto definitivamente il problema».

Questo caso di buona medicina, nella nostra città, è avvenuto in una struttura sanitaria che assicura lavoro a quasi 1000 dipendenti e offre un servizio efficace ed efficiente alla nostra regione. I numeri di ricoveri e interventi sono alti e questo fa anche aumentare la probabilità statistica di eventi avversi. Un solo evento negativo, spesso manipolato da certa stampa scandalistica, annulla quanto di buono quotidianamente viene fatto.

Il buon esito delle patologie della gentile paziente è l’espressione di un perfetto gioco di squadra. Il successo è legato all’alta competenza e professionalità di tutti i medici citati, alle integrate gestioni delle equipe e  a tutti gli attori, di ogni organo e grado,  che le compongono. La sig.ra Elena è ritornata a casa; è in buona salute circondata dalle attenzioni e dell’affetto dei familiari. Come primo atto si è incontrata con il cardiologo che l’aveva fatta ricoverare. Questa è la sanità che vogliamo sentire e scrivere.

Riccardo Guglielmi – Giornalista scientifico del Corriere di Puglia  e Lucania