Mi inchino difronte al “non ci credo” di Benny

Politica & Diritti

Rientra in serata nella sua Taranto e porta in Italia una meritatissima medaglia d’argento conquistata in punta di gambate a rana e tanta umiltà ai mondiali di nuoto di Gwuangju in Corea. Viso pulito, capelli bicolor che sfoggia con semplicità e orgoglio per un rituale che spetta alle matricole del nuoto mondiale. Lei è Benedetta Pilato, quattordicenne tarantina che piange e ripete “non ci credo” ai microfoni della Rai dopo il suo debutto vincente in vasca. Oro per Lilli King con 29.84, argento per Benny con 30.00 e bronzo per Yuliya Efimova con 30.15. I trenta secondi al cloro più emozionanti di sempre. 

Si parte. Concentrazione al massimo sui blocchi, al centro c’è la detentrice del World Record e del titolo mondiale Lilly King. La Efimova e la King sono avanti, ma la Pilato è vicinissima e aggredisce e spinge con determinazione e incredibile forza e tecnica. 

Attacca la statunitense ed è argento! Benedetta, la nostra Benny, ha rischiato di battere la campionessa del mondo. Lilly King vince l’oro, ma Benedetta a soli 14 anni realizza l’impossibile ed è argento mondiale. In tarda serata sarà a casa, l’accoglieranno all’aeroporto di Bari i suoi emozionati genitori, l’allenatore Vito D’Onghia che ha guidato per primo e sino ad oggi le sue bracciate in acqua, il fratellino Alessandro e i suoi amici di sempre, i suoi compagni di scuola e di sport che con lei dividono vasche di cloro e sudore. Prima della classe, studiosa e assentata, piccola e con un sorriso contagioso, Benny fa issare la bandiera tricolore sul mondo, parte sola alla volta della Corea e vince. Un esempio per tutti, un ammonimento che lascia tutti in silenzio commossi difronte alla sua meravigliosa incredulità dopo la vittoria. “Non ci credo”, ripete. Un modello per i ragazzi. Il suo tempo lei lo ha saputo investire, con impegno e sacrifici. Non ha tempo per perdere, scalda il suo talento, studia e ci prova. E vince per tutti. Grazie Benny! Ci inchiniamo di fronte al tuo “non ci credo”. 

Evelyn Zappimbulso