L’assalto dei velieri: Erdogan ci manda un altro carico di musulmani

Cronaca

Trentuno clandestini di nazionalità irachena, trenta uomini ed una donna, sono sbarcati stamane al porto di Crotone dopo che il natante sul quale hanno viaggiato, una barca a vela di 12 metri, è stato intercettato al largo delle acque di Torre Melissa da unità della Guardia costiera e della Guardia di Finanza.

I clandestini sono stati accolti con entusiasmo dagli operatori della Croce rossa italiana e trasferiti al centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto. Sono in corso accertamenti su tre individui di nazionalità ucraina ritenuti i scafisti.

L’imbarcazione, secondo quanto si è appreso fino a questo momento, sarebbe partita dalle coste della Turchia.

Invece di essere messi sul primo aereo per la Turchia o per casa loro, visto che né in Pakistan, né in Iraq, né in Kurdistan ci sono guerre, sono stati trasferiti al centro di accoglienza richiedenti asilo di Sant’Anna per le procedure di identificazione.

Ormai, con la chiusura di fatto della rotta libica, arrivano più clandestini dalla Turchia. Ovviamente è una rotta attiva quasi esclusivamente nel periodo estivo.

Con la chiusura dei porti alle Ong e il pattugliamento italo-libico delle coste libiche, ormai la rotta dei velieri islamici ha superato quella libica.

Questi pagano migliaia di euro a testa per venire a spacciare in Italia.

È la conferma non solo che la rotta che parte dalla Turchia è più che mai viva, ma che un’organizzazione formata da cittadini dell’ex Urss, probabilmente delle repubbliche islamiche, gestisce il flusso dal paese anatolico verso l’Italia.

L’Unione Europea paga, per un accordo stipulato al tempo del Pd al governo. tre miliardi di euro l’anno al governo di Ankara perché blocchi il flusso di clandestini, soprattutto quello via terra. L’Italia partecipa come sempre con oltre il 10 per cento del budget, quindi oltre 300 milioni di euro.

Così, noi diamo ad Erdogan 300 milioni di euro l’anno, lui ci manda i velieri zeppi di musulmani.

In una situazione normale, verrebbero caricati sul primo aereo verso il Kurdistan iracheno. In una situazione ideale, le imbarcazioni cariche di giovani maschi islamici verrebbero affondate appena avvistate. Non viviamo una situazione ideale né normale.