Arrestato sindaco leghista di Apricena

Cronaca

E’ accusato di concussione, peculato d’uso e abuso di ufficio il sindaco di Apricena, in provincia di Foggia, Antonio Potenza, sottoposto stamane agli arresti domiciliari dalla Guardia di Finanza nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica del capoluogo dauno. Il provvedimento del gip, sempre ai domiciliari, ha riguardato anche un ex amministratore e un imprenditore molto noto. Altre 12 persone sono state interessate da misure di interdizione dai pubblici uffici o dall’esercizio di attività. Sono ritenuti responsabili, a vario titolo di gravi reati contro la pubblica amministrazione, la par condicio imprenditoriale, la fede pubblica e il patrimonio. In tutto sono 25 gli indagati. L’operazione è stata denominata ‘Madrepietra’, in riferimento all’estrazione della pietra, l’attività economica per cui è nota la cittadina di Apricena.

IL SINDACO E LE ELEZIONI – Il sindaco di Apricena passò da Forza Italia alla Lega esattamente un anno prima delle elezioni che lo avrebbero poi portato a stravincere col 71,52% delle preferenze e per la terza volta nel piccolo comune in provincia di Foggia. In corsa nella lista ‘Uniti per Cambiare’, schiacciò l’avversario Michele Lacci, con la lista ‘Democraticamente’, fermo col 28,41% dei voti. Un primo cittadino acclamato dai suoi già un mese prima della tornata elettorale, quando un bagno di folla lo accolse a Casa Matteo Salvatore, per la presentazione della sua candidatura a sindaco. “Un’emozione unica, una marea di gente, che giuro non mi sarei mai aspettato – aveva commentato in quell’occasione Potenza – Il popolo apricenese ci ha chiesto un cambiamento radicale, un cambio di passo rispetto al passato. Dopo 5 anni di amministrazione, le attività messe in campo e le opere realizzate sono visibili a tutti”.

LA DENUNCIA DI UN COLLABORATORE – A ‘inguaiare’ il sindaco è la denuncia di un suo collaboratore presentata il primo marzo 2016 presso la sezione di Polizia Giudiziaria della Guardia di Finanza della Procura della Repubblica di Foggia. Secondo l’attività di indagine, che prende le mosse proprio dalle dichiarazioni dell’ex uomo di fiducia del sindaco in merito a presunte irregolarità nelle procedure di assegnazione di appalti di opere pubbliche, Antonio Potenza, ancora esponente di Forza Italia, avrebbe contattato il “collaboratore” insieme a Matteo Bianchi (anche lui ai domiciliari) nel corso dell’anno 2012, prima delle elezioni, affinché desse una mano per la campagna elettorale in suo favore per la carica di sindaco di Apricena in cambio di un posto di lavoro “quale corrispettivo – scrive il Gip nell’ordinanza – dell’ausilio fornito per ‘portare voti’ al Potenza”.

L’ORDINANZA – Quando lo stesso collaboratore, al quale Potenza aveva già dato 1300 euro in contanti a titolo di compenso per l’aiuto nella campagna elettorale, chiede al neo sindaco di far lavorare tre piccoli artigiani muratori del posto per la ristrutturazione dei loculi cimiteriali comunali, “Potenza manifestava il proprio diniego, motivato sul presupposto che i lavori erano già stati promessi a un consigliere comunale (…) Il sindaco Antonio Potenza, per ‘dare un contentino’ al collaboratore, lo faceva lavorare in qualità di muratore per sette/otto giorni presso la ditta” alla quale aveva assegnato l’appalto. I lavori al cimitero vengono poi eseguiti solo parzialmente, nonostante l’ottenimento dell’intero compenso pattuito nel contratto. Situazione “ben nota al sindaco e all’ingegner Matteo Bianchi”, si precisa nell’ordinanza. Potenza, sfiduciato dal Consiglio Comunale, nel 2013 si ricandida a sindaco e contatta nuovamente il collaboratore per chiedergli lo stesso appoggio in cambio di 1700 euro in contanti. “Rieletto, per sdebitarsi (con l’uomo che poi lo avrebbe denunciato, ndr) – continua l’ordinanza – gli faceva assegnare una casa popolare, contravvenendo alle aspettative di quest’ultimo in quanto il suo scopo era quello di farsi assumere a tempo indeterminato nell’azienda che gestisce la raccolta dei rifiuti ad Apricena”.

Al collaboratore che poi lo avrebbe denunciato, facendo scattare le indagini dei finanzieri, Antonio Potenza disse: “Io uno come te l’ho già mandato in galera, a te invece ti facciamo proprio sparire per sempre e ricordati che noi abbiamo tanti soldi…”. “Quando il sindaco parlava al plurale – specifica il Gip nell’ordinanza riportando le dichiarazioni rese dal denunciante – era perché si riferiva anche all’ingegner Matteo Bianchi” finito anche lui nell’inchiesta e come il sindaco ai domiciliari, “con la famiglia del quale – scrive ancora il giudice – Potenza era legato, oltre che da vincoli familiari anche da rapporti di affari, in quanto lo stesso Bianchi, al fine di essere favorito nell’aggiudicazione degli appalti aveva aiutato il primo cittadino nella sua carriera politica”.

L’INTERCETTAZIONE – “Questa è la macchina del Comune, guarda che mostro, sai a quanto va… quanto l’abbiamo pagata? Cento, centotrenta euro al mese paghiamo, tutte cose, tutto compreso tranne la nafta, ma questo solo la pubblica amministrazione può avere questi…”. Così Potenza il 18 gennaio dello scorso anno. La frase è estrapolata dall’intercettazione ambientale captata all’interno della Opel Mokka di una società in leasing utilizzata dal Comune di Apricena per le esigenze d’ufficio e da Antonio Potenza “per effettuare alcune commissioni di natura privata”. Nell’ordinanza, il Gip riporta due episodi in particolare valsi al primo cittadino – tra le altre – l’accusa di peculato d’uso.

LE REAZIONI – “Ci chiediamo quale sarà il futuro del comune di Apricena, lasciato allo sbando dopo le accuse piovute sul suo primo cittadino: questo ci preoccupa non poco”, dice all’Adnkronos Rosa Menga, deputata del M5S eletta a Foggia. Alla domanda se il partito di Matteo Salvini debba adottare provvedimenti disciplinari nei confronti di Potenza, la deputata risponde di sì. “Quantomeno – osserva – lo stesso sindaco dovrebbe valutare di autosospendersi per non ledere l’immagine del suo partito”. Anche Giorgio Lovecchio, deputato foggiano del Movimento 5 Stelle, chiede alla Lega di prendere “provvedimenti nei confronti del primo cittadino, il quale dovrebbe autosospendersi dal suo incarico, come avremmo fatto noi se fosse successo a uno dei nostri”.

”Noi siamo garantisti con tutti, anche con gli avversari, come in questo caso. Il nodo, però, è un altro – commenta Francesco Boccia, deputato Pd e responsabile del Dipartimento economia e società digitale del partito – E’ la selezione della classe dirigente che la Lega sta facendo al Sud, che è sotto gli occhi di tutti. Raccattano riciclati che spesso finiscono in qualche guaio giudiziario. E’ successo in Sicilia, in Calabria, in Campania, ora in Puglia”. “Non a caso -sottolinea Boccia – la maggior parte della classe dirigente del Carroccio nel Mezzogiorno, essendo più esperta di porte girevoli, piuttosto che di istituzioni, è silente sulle grandi questioni di merito leghiste come l’autonomia. Nessuno della Lega al Sud si sente parlare di temi su cui la linea la danno Fontana e Zaia…”. “Questa storia di Antonio Potenza – conclude – conferma, al di là della vicenda specifica che dovrà essere giudicata dalla magistratura, tutta l’inadeguatezza della classe dirigente leghista nel Mezzogiorno”.