Parto e nozze omosex. Il ricatto di Londra all’Irlanda del Nord

Politica & Diritti

Caterina Giojelli Il parlamento inglese approfitta della latitanza dell’esecutivo per imporre all’Ulster interruzioni di gravidanza e matrimonio gay. In spregio alla devolution sui diritti civili e alla vita nascente. «Desideriamo esprimere la nostra preoccupazione per il modo – senza precedenti – in cui il Parlamento di Westminster ha utilizzato la legge dell’Irlanda del Nord (“Northern Ireland Executive Formation Bill”) per fare avanzare velocemente un procedimento legislativo che avrà un impatto devastante sul diritto alla vita dei bambini non nati»: dopo il voto positivo espresso dalla maggioranza della Camera dei Lord all’estensione del diritto all’aborto e dei matrimoni tra persone dello stesso sesso all’Irlanda del Nord, arriva la durissima condanna dei vescovi delle diocesi di Dromore, Down e Connor, Derry, Clogher. ASSALTO ALLA DEMOCRAZIA Il “Northern Ireland Executive Formation Bill” e i suoi emendamenti che legalizzano l’aborto e il matrimonio omosessuale entreranno in vigore solo se l’esecutivo nordirlandese (assente da oltre due anni e mezzo a causa di una grave spaccatura tra i due principali partiti della coalizione di maggioranza, il Partito unionista democratico e lo Sinn Féin) non tornerà operativo entro il 21 ottobre. Secondo Liz Parsons, direttrice di Life Charity, dietro al disegno di legge di Westminster non si nasconde altro che la «folle corsa opportunistica degli alleati della lobby dell’aborto» che sfruttando la latitanza dell’Assemblea vuole imporre al popolo dell’Irlanda del Nord la propria agenda. Un vero e proprio “assalto alla democrazia” guidato dal governo diretto di Londra: il paese in quanto parte del Regno Unito è soggetto alle leggi britanniche, ma non per materie inserite nella devolution, tra queste la legislazione sui diritti civili sui quali la coalizione è fortemente divisa: unionisti fermamente contrari ad aborto e matrimonio omosex, Sinn Féin disponibile ad allineare l’Ulster al resto del Regno Unito. IL RICATTO DEI “DIRITTI CIVILI” Ed è puntando sui diritti civili che il parlamento inglese oggi prova a rompere l’impasse prestando il fianco alle comunità Lgbt e gli attivisti per i diritti delle donne. Non solo le obiezioni dei rappresentati eletti alla Camera dei comuni (che ha approvato la legge il 9 luglio) sono state respinte, non solo è stato ignorato il voto dell’Assemblea che nel 2016 aveva bocciato una liberalizzazione dell’aborto, e ignorata la petizione contro gli emendamenti firmata da oltre 15 mila persone. Ma sono stati respinti anche gli appelli dei parlamentari nordirlandesi che negli emendamenti sull’interruzione di gravidanza (che, ribadiamolo, nulla ha a che vedere con lo scopo originale della legge) vedono il dispiegarsi di una vera e propria ratio eugenetica, basata cioè sulla scelta fra chi merita di vivere (i sani) e chi no (le persone Down o con altri problemi di salute) arginata dall’attuale legislazione. LA CHIESA INVITA ALLA MOBILITAZIONE «L’uguale diritto alla vita e l’amore di una madre e del suo bambino non nato sono così fondamentali per il bene comune di ogni società che i cittadini meritano la piena partecipazione al dibattito democratico sulla legislazione che lo governa – hanno scritto i vescovi -. Questo vale anche per le decisioni riguardanti la natura del matrimonio. Quello che sta accadendo a Westminster in questi giorni mina in modo avventato questo fondamentale diritto dei cittadini e il principio di devoluzione al centro dell’accordo del Venerdì Santo. Dovrebbe essere motivo di grave allarme per ogni cittadino dell’Irlanda del Nord e per tutti coloro che amano il diritto alla vita come il più fondamentale di tutti i diritti umani». Il comunicato divulgato il 17 luglio porta le firme di monsignor Eamon Martin, Noel Treanor, Donal McKeown e Larry Duffy e chiede al primo ministro Theresa May e al suo governo di correggere la palese infrazione delle competenze riconosciute nell’Accordo del Venerdì Santo del 1998 e difendere il diritto dei cittadini dell’Ulster «a decidere queste cose da soli». Di più, i vescovi si rivolgono al loro popolo pregandolo di mobilitarsi per far valere il loro impegno nei confronti di «ogni madre e bambino non nato, chiedendo ai loro rappresentanti politici di garantire che lo stesso diritto alla vita sia rispettato nella nostra legislazione». VERSO L’ABORTO “OGNI TRE MINUTI” DELL’INGHILTERRA Nel Regno Unito oggi è possibile abortire fino alla 24esima settimana di gravidanza, nell’Ulster l’aborto legale è permesso solo in caso di grave pericolo per la salute fisica o mentale della madre. In molti, al di là delle beghe tra partiti, hanno denunciato la velocità con cui è stato imposto questo disegno di legge in spregio alla devolution e alle conseguenze della depenalizzazione dell’aborto, nel sempiterno nome dei “diritti umani”. La stessa retorica laica e liberal che ha portato alla legalizzazione dell’aborto in Irlanda e all’adozione del molto progressivamente aggiornato e “umanissimo” modello dell’Inghilterra. Dove ogni tre minuti si verifica un aborto e il 90 per cento dei bambini con Sindrome di Down vengono abortiti.