Monopoli, ospedale “San Giacomo”: truffa all’Asl, 46 indagati

Cronaca

Sette medici primari ai domiciliari e 20 obblighi di dimora

di  Myriam Di Gemma 

MONOPOLI – All’Ospedale “San Giacomo”, per i dispositivi magnetici marcatempo risultavano al lavoro, ma di fatto erano al bar, o all’ufficio postale. Oppure andavano a fare la spesa o addirittura erano fuori città, alle residenze estive.

Non solo: c’è chi chiedeva al parcheggiatore abusivo di timbrare al posto loro, oppure il marito di un medico, timbrava al posto della moglie.

Una “sistematica e diffusa condotta di ‘assenteismo’” emersa in soli 4 mesi di osservazione disposta dalla magistratura barese, ed eseguita dai Carabinieri della Compagnia di Monopoli e della Stazione di Monopoli, comandati rispettivamente da Emanuele D’Onofri e Antonino Lanza. Dopo i casi di “assenteismo” all’ospedale di Molfetta, a distanza di poche settimane, vengono stanati altri “furbetti del cartellino” in Puglia:  stavolta nel sudbarese.

In conferenza stampa, il  Procuratore della Repubblica di Bari, Giuseppe Volpe esordisce: “Ho difficoltà nel parlare delle indagini, perché sono certamente reati commessi ai danni dell’Asl e della collettività, ma i primi ad essere danneggiati sono gli ammalati, che rappresentano una delle categorie più fragili e più deboli in assoluto. Nel riferire questi fatti,  c’è un senso di ripulsa da parte mia”.

Disposti 13 arresti domiciliari, e 20 obblighi di dimora, “ma le persone sottoposte ad indagine sono più numerose di quelle nei cui confronti sono state adottate le misure coercitive”.

Cinque telecamere poste ai varchi di ingresso del’ospedale in 4 mesi hanno accertato 666 ore di lavoro sottratte all’utenza per un danno economico all’Asl di 25mila euro.

I reati contestati: truffa aggravata ai danni dello Stato, false attestazioni e certificazioni, falsità ideologica da privato in atto pubblico e peculato.

“Una situazione – rincara Volpe – che non esito a definire vergognosa. Stiamo parlando di gente con laurea, che appartiene ad un ceto sociale che nel Paese ha in qualche modo il governo della cosa pubblica. E se da queste persone, giungono esempi negativi di questo tipo, la situazione del Paese sotto il profilo dell’inosservanza di regole innanzitutto etiche di comportamento, è veramente disperante”.

Ai domiciliari, 7 primari. Dodici ordinanze di arresti domiciliari sono state eseguite nella mattinata di giovedì 18 luglio mentre la tredicesima è stata eseguita in tarda serata, poiché il primario indagato è atterrato in Italia dall’estero.

“La singolarità di questa indagine – spiega il Procuratore Aggiunto Lino Giorgio Bruno – è aver registrato l’uso sistematico di molte certificazioni sostitutive di atto notorio per dichiarare gli orari di entrata e di uscita, poiché la scheda marcatempo personale risultava in avaria, o si era smarrita o era stata dimenticata a casa”.

Bruno aggiunge inoltre che c’era complicità per la reciproca copertura e sottolinea un’altra particolarità dell’indagine: il coinvolgimento di soggetti esterni alla struttura ospedaliera come il parcheggiatore o il marito di un’indagata.

L’indagine è stata avviata dopo numerose segnalazioni dei cittadini pervenute ai Carabinieri, riferendo numerosi disservizi in generale nell’ospedale.

“Il parcheggiatore abusivo – dice il Sostituto Procuratore Chiara Giordano, che ha coordinato l’attività investigativa dei Carabinieri – era stato sorpreso ad usare la scheda marcatempo in favore dell’infermiera del reparto di Ginecologia. Il marito di una indagata, a sua volta medico all’ospedale “San Paolo” di Bari, è stato filmato mentre marcava il badge della moglie. Due medici primari, nel periodo di osservazione, effettuato con contestuali servizi di pedinamenti quotidiani, hanno raggiunto residenze estive a  contrada Ripagnola e a Costa Merlata, ma si allontanavano anche per andare al bar o agenzie di viaggio o presso alcune associazioni. Tre autisti – continua Giordano – in servizio al Pronto Soccorso, usavano indebitamente le autovetture della Asl per fini non istituzionali”.

Il Comandante provinciale dei Carabinieri di Bari, Fabio Cairo : “L’indagine tradizionale è stata effettuata con l’installazione delle telecamere e l’attività di pedinamento. E’ stato un lavoro impegnativo in un margine strettissimo di tempo, grazie al quale sono emersi numerosissimi episodi di assenteismo”.

Emanuele D’Onofri, comandante della Compagnia CC di Monopoli:” Si allontanavano praticamente ogni giorno maturando l’intero turno lavorativo, e in alcuni casi maturavano anche le ore di straordinario”.

Ecco i nomi del personale ai domiciliari: Angelamaria Todisco, primario del Servizio Immunotrasfusionale; Gianluigi Di Giulio primario di Radiodiagnostica; Rinaldo Dibello, primario di Gastroenterologia; Egidio Dalena, primario di Otorinolaringoiatria; Vincenzo Lopriore, primario di Cardiologia; Sabino Santamato, primario di Giinecologia; Girolamo Moretti, dirigente medico del reparto di Radiodiagnostica; Leonardo Renna, aiuto primario di Ginecologia; Antonio Bosio, operatore tecnico in Direzione sanitaria; Anna Pellegrini, assistente amministrativo; Giancarlo Sardano, collaboratore amministrativo-professionale; Giuseppa Meuli, infermiera di Ginecologia. Ai domiciliari anche il primario di  una Unità Operativa, rientrato in tarda serata dall’estero, di cui al momento della conferenza stampa non è stato ovviamente reso noto il nome.

“I provvedimenti di obblighi di dimora – ha tenuto a precisare il Procuratore Aggiunto Bruno – sono compatibili con l’esercizio di attività lavorativa, che è stata autorizzata anche nell’ipotesi di turni notturni”.

Scattano dunque gli obblighi di dimora per i medici: Anna Consiglia Scardigno (Unità Operativa Chirurgia); Angela Pantaleo (U.O. Medicina);

Cosimo Marasciulo (Ginecologia); Marilena Matarrese (U.O. Immunotrasfusionale); Francesco Paolo Di Taranto (Otorinolaringoiatria); Giuseppe Cappelli (Servizio di Sorveglianza Sanitaria); Fulvia D’Onghiia (Ortopedia); Francesco Fino (Cardiologia); Domenico Antonio Limitone (Urologia).

Obbligo di dimora per 4 infermieri: Rosa Bianco (Pronto Soccorso); Concetta De Rinaldis (Endoscopia Digestiva); Pasquale Lacasella (U.O. Medico Competente Autorizzato) e Carmela De Laurentis (Pediatria).

Obbligo di dimora anche per un operatore tecnico, Erasmo Lobefaro; e 3 autisti di ambulanza: Francesca Fratella, Gianfranco Brescia e Sante Palmisano.

La misura dell’obbligo di dimora disposto anche per Marco Sperti, medico dell’U.O. Traumatologia e Ortopedia dell’Ospedale “San Paolo” di Bari (coniuge del medico Matarrese); Margherita Mezzapesa, infermiera presso il Sert Sud barese; e Carlo Battaglia, persona che svolgeva abusivamente l’attività di “parcheggiatore” all’esterno dell’ospedale.