Zingaretti lancia la riforma del Pd

Politica & Diritti

di Mara Montanari 

La parola chiave è ‘apertura’. Per riportare il Pd tra le gente e la gente, leggi elettori, verso i dem. Ruota attorno a questa impostazione il progetto che Nicola Zingaretti sta portando avanti e di cui sta parlando oggi all’assemblea nazionale all’Ergife. Una sfida doppia per ‘aprire’ il Pd. All’interno con la riforma dello Statuto che si lega anche alla ‘Costituente delle Idee’ che si terrà in autunno. E all’esterno coinvolgendo associazioni, categorie, cittadini nella costruzione del programma.

Insomma un’assemblea in cui si parlerà molto di questioni interne al Pd anche se, nella relazione del segretario, non mancheranno i riferimenti all’attualità a partire dalla ‘questione russa’ di Matteo Salvini. L’ordine del giorno della riunione recita: “Avvio della ‘Costituente delle Idee’ e istituzione della commissione Riforma dello Statuto e del Partito” che si insedia oggi e inizierà i lavori nelle prossime settimane.

Una commissione collegiale, in cui saranno rappresentate tutte le anime dem, e presieduta (come elemento di garanzia) da un esponente della minoranza, ovvero Maurizio Martina sfidante di Zingaretti alle primarie. Uno dei punti fermi sulle modifiche sarà quello di superare l’automatismo tra segretario e candidato premier. Un elemento, si sostiene, non più coerente con una legge di tipo proporzionale come il Rosatellum. Nei giorni scorsi, dopo un’intervista di Martina sulla questione, si era levato un fuoco di fila degli ex-renziani di Base Riformista. Una battaglia che porteranno in commissione visto che, tra la decina di componenti, vi saranno anche Simona Malpezzi o Dario Parrini e Stefano Ceccanti per Base Riformista.

Ma Zingaretti, a parte la divisione dei ruoli tra segretario e candidato premier, punta molto sul rendere lo Statuto dem il più possibile aperto a iscritti ed elettori coinvolgendo i simpatizzanti Pd in consultazioni anche in vista delle Costituente delle Idee dell’autunno. Un percorso aperto alla partecipazione, insomma.

Quanto alle minoranze, da Base Riformista l’atteggiamento sarà intanto quello di ascolto delle proposte del segretario. Spiega Lorenzo Guerini: “Ascolteremo la proposta di lavoro del segretario e ci confronteremo”. Base riformista dirà no alla separazione dei ruoli? “L’assemblea” di oggi, “però, sul tema Statuto si limiterà a nominare la commissione. Poi eventuali modifiche dello Statuto si decideranno a dicembre nella prossima assemblea”.

Ma se la commissione Statuto metterà proprio la separazione dei ruoli tra le modifiche, quale sarà il vostro atteggiamento? “Sul punto la nostra posizione è chiara: riteniamo sbagliato per il partito la separazione dei ruoli ma se si dovesse andare in quella direzione lo Statuto dovrà prevedere comunque lo strumento delle primarie per indicare il candidato premier. Dopodiché – aggiunge Guerini – l’assemblea mi sembra sarà più dedicata alla fase politica del Paese, e credo che i temi non manchino, e al percorso di preparazione della Costituente delle idee del prossimo autunno. Ascolteremo la proposta di lavoro del segretario e ci confronteremo. L’invito che facciamo -sottolinea – è che anche dentro il percorso programmatico si dia il profilo di un partito che ha l’ambizione di parlare a tutti gli italiani e che si confronti soprattutto sul futuro”.

Anche ‘Sempre Avanti’, l’area che fa capo a Roberto Giachetti, è contraria alla separazione dei ruoli. “La nostra posizione è sempre la stessa. Siamo in minoranza – dice Luciano Nobili – perché la pensiamo diversamente. Abbiamo fatto un congresso cercando di far emergere questo grande pericolo per la nostra idea di Partito Democratico: la coincidenza tra il segretario e il candidato premier è il Dna del nostro partito, ci ha permesso di cambiare la politica italiana, di fare finalmente come avviene nelle altre democrazie occidentali e di coinvolgere i nostri elettori delegando a loro la scelta con le primarie, che altrimenti perdono il loro senso”, argomenta Nobili.

La coincidenza tra segretario e candidato premier “è il cuore della vocazione maggioritaria che Zingaretti nell’ultima direzione ha detto di voler rilanciare per cui non capiamo quale sia la strategia, le due cose non si tengono”. Non separare i due ruoli, aggiunge Nobili, “non significa rifiutare le alleanze. Significa avere una proposta per il paese e il coraggio e la forza di proporla. Significa non tornare indietro al modello Unione di cui nessuno sente la nostalgia in cui ci si mette insieme senza un progetto condiviso e poi non si riesce a governare. Significa provare a tornare a dettare l’agenda politica che è quello che ci serve se vogliamo battere Salvini. E soprattutto significa non mettere a repentaglio un pilastro per noi fondamentale”.

“Chi ci guida alle elezioni viene scelto con le primarie e non esistono altre strade. Dopodiché va benissimo il tagliando allo statuto del Pd ma siamo reduci da una partecipatissima assemblea a Milano con Matteo Renzi e i comitati civici piena di idee per il Futuro. Perché invece di discutere di come smontare quello che funziona bene nel Pd non ci concentriamo sulle idee da proporre al paese per tornare a vincere?”, conclude Nobili.