Il Québec instaura la laicità saudita

Politica & Diritti

La nuova legge vieta ai funzionari pubblici di esibire simboli e indumenti religiosi. Scavalcando la Costituzione del Canada e mettendo d’accordo musulmani, ebrei e cristiani (tutti sgomenti)

La misura più contestata del Bill 21 è il divieto per i funzionari pubblici di indossare simboli o indumenti religiosi nello svolgimento del proprio ruolo. Un divieto che vale per tutti: magistrati, avvocati dello Stato, agenti di polizia, perfino insegnanti. L’ironia della vicenda è che a proporre il progetto di legge nel marzo scorso è stato Simon Jolin-Barrette, che di mestiere fa il “ministro dell’Immigrazione, della diversità e dell’inclusione”.

ALLA FACCIA DELL’INCLUSIONE

Si legge in un articolo del Catholic Herald:

«[La nuova norma] ha scatenato polemiche e accesi dibattiti; molti temono che possa emarginare alcuni cittadini, in special modo le donne islamiche. La maggior parte dei gruppi religiosi, tra i quali i cristiani e i musulmani, non sono stati invitati a partecipare alle audizioni della commissione dell’Assemblea nazionale.

Il governo sostiene di voler rafforzare la separazione tra lo Stato e le religioni, la neutralità religiosa dello Stato, l’uguaglianza di tutti i cittadini e la libertà di coscienza e di culto».

QUARTO TENTATIVO IN DIECI ANNI

Curioso (ma non nuovo) il fatto che per rafforzare la libertà si vieti di esprimerla. Ma evidentemente la contraddizione non interroga quasi nessuno in Québec, visto che, informa sempre il Catholic Herald, «si tratta del quarto tentativo negli ultimi dieci anni da parte di un governo della provincia di fare approvare una legge sulla laicità». Questa volta, secondo sondaggi recenti, non manca il favore degli elettori.

«Dopo l’approvazione, il primo ministro del Québec François Legault ha detto che i cittadini aspettavano una legge simile “da molto tempo”, perché vogliono chiaramente vietare i simboli religiosi alle “persone dotate di autorità (statale)”».

Unico limite al divieto è che la sua imposizione non sarà retroattiva. Come spiega la Canadian Broadcasting Corp, gli impiegati pubblici che attualmente indossano simboli religiosi saranno esentati dall’applicazione del Bill 21. Ma solo se rimangono fermi dove sono: un’insegnante che voglia continuare a indossare il velo islamico in classe, per esempio, dovrà rinunciare a chiedere trasferimenti o a salire di grado in carriera.

«POSSIBILI CONFLITTI COSTITUZIONALI»

La legge sulla laicità, ha osservato martedì il Corriere della Sera,

«rompe il modello multiculturale fissato in Canada dalla carta costituzionale del 1982, e che importa in Nordamerica la battaglia francese contro l’ostentazione dei simboli religiosi nello spazio pubblico».

Tanto è vero che i legislatori hanno dovuto includere nel testo approvato i dispositivi necessari ad annullare alcune delle garanzie offerte riguardo alla libertà religiosa dalla Charter of Rights and Freedoms, cioè la Costituzione del Canada.

Ancora il Corriere della Sera:

«È una svolta che apre a possibili conflitti costituzionali con lo Stato federale canadese, e in prospettiva a un rilancio della “questione nazionale” del Québec con l’ipotesi di un nuovo referendum per l’indipendenza a partire dal 2022. Il modello multiculturale anglosassone lascia libertà di espressione e manifestazione religiosa anche in pubblico ai cittadini di qualsiasi etnia e confessione, ai quali non viene chiesto di conformarsi a un modello dominante di “cittadino canadese”».

Lunedì, il giorno dopo il voto favorevole del parlamento della provincia, il Consiglio nazionale dei musulmani canadesi (National Council of Canadian Muslims, Nccm), in collaborazione con la Canadian Civil Liberties Association (Ccla), aveva già presentato appello alla Corte suprema del Québec contro il Bill 21, lamentando che con quella legge sulla laicità «il governo ha legalizzato la discriminazione sulla base della religione». Il caso dovrebbe essere preso in esame dai giudici.

Racconta un articolo dell’Huffington Post:

«Ichrak Nourel Hak è una querelante che partecipa all’appello del Nccm e della Ccla contro la legge sulla laicità. Nourel Hak studia alla University of Montreal per diventare insegnante e teme che la norma le impedirà di lavorare nella scuola pubblica, dal momento che indossa un hijab.

La studentessa ha detto in una dichiarazione che la legge l’ha privata del suo sogno di diventare insegnante e trasmette il messaggio che una come lei non fa parte della società del Québec.

“La decisione di indossare l’hijab è stata mia. Anche la decisione di toglierlo dovrebbe venire da me, non dal governo”, ha affermato».

EBREI «DELUSI»

Sgomenti anche molti rappresentanti della comunità ebraica. «Profondamente delusa» dall’approvazione della legge si dice Brenda Gewurz, responsabile provinciale del Centre for Israel and Jewish Affairs (Cija), che definisce il Bill 21 «sconsiderato» in quanto «pregiudica la libertà religiosa e le pari opportunità di impiego nel settore pubblico e parapubblico».

IL GIUDIZIO CONTRARIO DEI VESCOVI

Quanto ai cattolici, l’Assemblea dei vescovi del Québec prevede che la legge «alimenterà la paura e l’intolleranza, invece di contribuire alla pace sociale». La Chiesa condivide il principio della laicità dello Stato, ma non a discapito della libertà religiosa. Si legge nel giudizio che risale a venerdì scorso:

«Riteniamo che sia meglio combattere i pregiudizi e la paura dell’altro in modo razionale, educando le persone alla diversità delle esperienze e delle tradizioni religiose, spirituali e culturali piuttosto che attraverso i divieti».

UNA MUTTAWA ATEA?

Lo stesso governo federale del Canada si dichiara contrario al Bill 21. Nonostante le critiche di tutti i colori, tuttavia, la legge sulla laicità è stata approvata dall’Assemblea nazionale del Québec con 75 voti a favore soltanto 35 contrari. Tra l’altro, per volontà del partito di maggioranza, il Coalition Avenir Québec (Caq, centrodestra), la votazione è proceduta a tappe forzate per concludersi nella notte di domenica, evitando così l’interruzione estiva dei lavori.

Tra le modifiche apportate dal Caq all’ultimo, figura inoltre una non meglio precisata facoltà per il governo di assicurarsi che la legge sia fatta applicare e di imporre misure disciplinari in caso di violazioni. Alcune scuole infatti nei giorni precedenti l’approvazione avevano già preannunciato che non eseguiranno le nuove disposizioni. E adesso l’opposizione accusa il governo di voler istituire una sorta di “polizia della laicità”, sulla falsa riga della muttawa, la polizia religiosa saudita.

Foto meunierd/Shutterstock