Cala il numero delle scorte ma non quelle per i giornalisti

Politica & Diritti

Nel taglio previsto dal Viminale calano i numeri di tutte le categorie tranne una. I giornalisti sotto scorta, nell’ultimo anno, sono aumentati

foto Nicola Marfisi / AGFS

Il Viminale taglia le scorte a politici ed esponenti di governo, mentre le aumenta ai giornalisti. Rimane identico, invece, il numero per magistrati e religiosi. L’ultimo report dell’Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale (Ucis) svela che in un anno – dal 1 giugno del 2018 al 1 giugno del 2019 – i politici nazionali e locali sotto scorta sono diminuiti passando da 82 a 58; e cosi’ anche gli esponenti di governo che nel 2018 erano 26, oggi sono 21.

Aumentato il numero dei giornalisti sotto scorta: un anno fa erano 18, ora sono 22. Rimane invece stabile il numero dei magistrati protetti, 274, così come quello dei religiosi, 11. In calo anche gli imprenditori e i dirigenti d’impresa sotto scorta: 32 rispetto ai 45 dell’anno scorso.

I dati, relativi al periodo 1 giugno 2018 – 1 giugno 2019, raccontano che complessivamente il numero delle scorte è diminuito: le misure per le tutele personali sono passate da 618 a 569. L’anno scorso erano 2.218 le forze di polizia impiegate più 228 agenti utilizzati per le cosiddette ‘vigilanze fisse’ ad abitazioni e luoghi di lavoro, mentre esattamente un anno dopo, gli agenti utilizzati sono 2.015 ai quali si sommano 211 per le vigilanze fisse.

Sono aumentate le scorte per gli ex testimoni di giustizia e testimoni collaboranti (erano 10, ora sono 15); mentre sono diminuite per i familiari di collaboratori di giustizia (da 7 a 1). Ritocco al ribasso anche per gli esponenti di associazioni sindacali: il 1 giugno del 2018 erano sotto scorta in 6, un anno dopo sono soltanto 2.

Scende anche la quota dei consulenti governativi e docenti universitari sotto protezione: da 8 a 5. Tra le Regioni, il ‘primato’ e’ del Lazio dove però il numero diminuisce rispetto all’anno scorso: oggi sono 173 tutele contro i 209 di un anno fa. A seguire, la Sicilia con 124 contro i 142 del 2018. E poi, nella classifica regionale: terzo posto va alla Campania (70 contro i 68 dell’anno scorso), quarto posto per la Calabria (67, prima erano 69), quinti posto la Lombardia (40, nel 2018 erano 38).

Meno scorte in assoluto, invece, nella Regione Marche con appena 1 tutela. Le scorte di primo livello di rischio sono scese da 20 a 15, quelle di secondo da 61 a 53, di terzo da 270 a 267 e di quarto da 267 a 234.

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